Dicemmo più sopra che secondo i Valdesi ad ogni laico era dato di celebrar la messa; ma codesta celebrazione per parte dei laici dovea portare di conseguenza che il rito si semplificasse, ed alle complicate funzioni cattoliche fosse sostituita la semplice frazione del pane ad imitazione della cena di Cristo. Il Libro dell'Inquisizione tolosana più volte fa cenno di siffatta cerimonia.[356] Codesta semplificazione del rito dovea portare di conseguenza l'attenuazione della dottrina, e Davide riferisce che i Valdesi della Germania toglievano al sacramento quel colore soprannaturale, che pur sempre nel periodo precedente era gelosamente conservato. Ormai i Valdesi intendevano il sacramento eucaristico in un modo affatto simbolico; e ripetevano coi Catari che il corpo di Gesù non si debba prendere nel senso letterale, bensì allegorico, come quando dicesi: Cristo esser la pietra su cui si eleva la Chiesa di Dio.[357]

La Chiesa valdese adunque si è del tutto staccata dalla cattolica, almeno in Germania. Nè fa meraviglia che ad uno ad uno condanni tutte le dottrine ed istituti tradizionali. Intorno al battesimo dei bambini vedemmo già come fossero dissensi tra i Valdesi. E pare che i Poveri Lombardi solo per amore di conciliazione e deferenza verso gli oltramontani si piegassero ad ammetterne l'efficacia. Più tardi le cose mutarono, e gli oltramontani stessi a confessione di Davide stimarono che il battesimo non possa giovare ai bambini, inetti al credere o discredere.[358]

I suffragi pei defunti, la dottrina del Purgatorio e quelle delle indulgenze già sappiamo che furono ben per tempo revocate in dubbio dai Valdesi.[359] Ma ora progredisce il loro razionalismo, e dacchè dichiararono simbolica l'eucaristia, simbolici saranno non pure i misteri della religione ma benanco i sacramenti del battesimo, della penitenza, della cresima e dell'estrema unzione,[360] i quali ultimi per giunta essendo da meno degli altri possono senza danno venire aboliti.[361] Inoltre avendo tolto ogni valore all'ordinazione canonica, trasformarono il concetto del sacerdote, cioè di un essere sacro, mediatore tra l'uomo e Dio, nell'altro più umile di ministro, che aiuti e sorregga il fedele nel suo cammino, ma non si sostituisca a lui, nè interrompa la libera e diretta comunicazione tra lui e il suo creatore.[362] Ma insieme alla mediazione del sacerdote, più tardi soppressero quella dei Santi, che secondo la testimonianza di Davide sarebbero così lontani dai mortali, tanto assorbiti nella loro beatitudine da non potere accogliere le preghiere che a loro si rivolgono.[363]

Ed abolita l'adorazione dei santi cadono anche le feste, le vigilie,[364] i digiuni,[365] le benedizioni, gli uffici[366] tutto quel complesso di usi e cerimonie che formano il culto esteriore, contro il quale fin dal principio s'eran ribellati i Valdesi, condannando la consacrazione delle chiese,[367] l'adorazione delle imagini e financo della Croce, come prima di loro insegnavano i Catari.[368]

Questo è il cammino percorso dall'eresia valdese. L'intendimento primo del riformatore di Lione non fu di staccarsi dalla Chiesa, bensì d'introdurvi nuova vita colla partecipazione operosa del laicato. Ma fin dal principio la nuova società subì l'influsso delle eresie contemporanee, principalmente dei Catari, così da accogliere massime e dottrine, a loro affatto straniere, e che più tardi saranno abbandonate dai Protestanti.[369] In seguito, respinti dalla Chiesa ufficiale, furono costretti a sostenere un nuovo concetto del sacerdozio che tolsero in prestito e dai Catari e dagli Arnaldisti. Ma questo concetto ha una portata molto maggiore di quel che si crede, perchè smagliato un anello, l'aurea catena va tutta in pezzi. E così nei periodi successivi, l'uno dopo l'altro tutti i dommi tradizionali vennero combattuti, ed i Valdesi formarono una società novella, non più cattolica, benchè non ancora protestante, perchè le mancava e la dottrina della predestinazione, e quel che più conta, l'altra della giustificazione per la fede.

Nel corso della nostra esposizione abbiamo più volte dovuto ricordare gli Arnaldisti, che secondo noi si connettono strettamente coi Patarini. E degli uni e degli altri discorreremo nel capitolo seguente.

CAPITOLO III PATARINI ED ARNALDISTI

Il Decreto di Lucio III oltre ai Catari, Passagini, Poveri di Lione colpisce anche i Patarini e gli Arnaldisti. Chi erano i Patarini? La stessa cosa dei Catari o Catarini, o una setta affatto differente? E gli Arnaldisti sono eretici anch'essi, e qual dottrina professano? Rimontano ad Arnaldo da Brescia, ovvero, come par che voglia il Giesebrecht, ad un vescovo cataro di nome Arnaldo? Per rispondere a queste dimande dobbiamo rifarci molto indietro, e seguire passo per passo la storia di quel partito che voleva la riforma della Chiesa non certo nel domma, come opinavano i Catari ed in parte anche i Valdesi, bensì nel costume e nella disciplina. E non che peccare d'eresia, ne accusava invece gli avversarii, perseveranti negli antichi abusi ed insofferenti delle riforme.

I

Nel secolo XI, in quell'età funesta, in cui il Papato era in balìa or dei Crescenzi, or dei conti di Tusculo, il partito delle riforme prese nome e colore imperiale. Nessun'altra potenza all'infuori dell'Impero sarebbe riescita a liberare la Chiesa dalla soggezione de' nobili romani, e per conseguire quest'alto scopo i migliori ecclesiastici acconsentirono che l'elezione del Papa, sottratta al popolo romano, fosse affidata all'Imperatore, ed accolsero con gioia i pontefici nominati da lui Clemente II (1046-47), Damaso II (1048), Leone IX (1049-54), Vittore II (1054-57).[370]