[155]. Lo Schmidt ben conosce l'antichità di questa tradizione (II, 253) Au onzième siècle ils sont ainsi appelés par le moine Adémar de Chabanois, par l'évêque Roger de Chalons etc.

[156]. Non sarà inutile dare in questa nota un breve cenno dei gnostici, i più antichi precursori dei Catari. Tutti gli storici della Chiesa s'accordano nel dividere lo gnosticismo in due grandi categorie, l'alessandrino e l'orientale. Il primo s'inspira all'emanatismo delle ultime speculazioni greche, e non arriva in pratica fino alle estreme conseguenze ascetiche, come il divieto del matrimonio. Il secondo invece s'informa alle tradizioni orientali, e invece del monismo emanatistico pone uno spiccato dualismo. Alla prima categoria appartengono Basilide e Valentino, alla seconda Saturnino e Bardesane. Secondo Basilide, che insegnava in Alessandria intorno al 125 d. C., dall'Entità suprema (theòs arrētos l'Innominabile) emanano sette potestà (dinàmeis) che sono noûs, lògos, phronēsis, sophia, dinamis, dìceosynē, eirēne; ragione, verbo, saviezza, scienza, potestà, giustizia, pace, le quali formano il primo regno degli spiriti, ouranòs. Da questo primo cielo nasce un secondo, dal secondo un terzo e così di seguito fino a 365 cieli, coll'avvertenza che il seguente è sempre meno perfetto di quel che precede. L'ultimo cielo ha sette angeli, ciascuno dei quali è creatore del mondo terrestre; ma più di tutti il primo angelo (ò ărchon) che è il Dio adorato dagli Ebrei. Perchè lo spirito umano torni al regno celeste, la prima delle potestà, il nous, si unisce nel battesimo coll'uomo Gesù. Per Valentino [che nel 140 d. C. da Alessandria andò a Roma, e di là a Cipro ove morì nel 160] dall'Ente primo o bitòs profondità emanano le potestà, o eoni, come ei li vuol chiamati; ma non è l'ultimo eone, che crea il mondo, bensì un essere affatto impuro, ed escluso dal corpo degli Spiriti. Dalla Sofia infatti, ultimo eone, nasce una saggezza bastarda Achamoth, la quale errando fuori del Pleroma, o regno degli Eoni, dà vita alla materia, e nello stesso tempo produce il Demiurgo, che cotesta materia deve ordinare. Così nel mondo formato dal demiurgo combattono tre elementi, il pneumatico, lo psichico, e il materiale: e il corso del processo cosmico tende a separare lo spirito e l'anima dalla materia, restituendo il primo al regno degli spiriti, ed il secondo a quel luogo mediano, dove abita Achamoth. A compiere siffatto ritorno, da tutti gli eoni emana una nuova entità, il salvatore, a quel modo che per ristabilire la pace nel regno eonico, turbata dal parto di Sofia, erano emanati due altri eoni, cioè Cristo e lo Spirito Santo. Saturnino in Antiochia, contemporaneo di Basilide, ammetteva le emanazioni degradanti sino agli spiriti dei setti pianeti. Ma contro a questi buoni spiriti si leva il cattivo Spirito o Satana, il quale agli uomini ispirati dal buon Dio, o uomini della luce, oppone una generazione di uomini malvagi e tenebrosi. Per sottrarsi al contatto col cattivo Spirito i Saturniani si astenevano dal matrimonio e dal mangiar carne. Matter, Histoire du Gnosticisme, I, 324-31; Neander, General History of the Christian Religion, I, 14-26; Gieseler, Lehrbuch der Kirchengeschichte, 4ª ed., I, pag. 179-192.

[157]. Questo intreccio delle diverse eresie spiega i varii nomi dati a questi eretici. Dell'identificazione di Catarini con Patarini diremo più tardi. Il nome di Cathari ben presto per effetto dell'aspirata si tramutò in Cazari o Gazari. Come si fosse oscurato in breve tempo il significato primitivo della parola lo provano le curiose etimologie di Alano. Hi dicuntur Cathari; idest diffluentes per vitia, a Catha, quae est fluxus; vel Cathari, quasi casti, quia se castos et justos faciunt; vel Cathari dicuntur a cato, quia, ut dicitur, osculantur posteriora cathi in cujus specie, ut dicunt, apparet eis Lucifer. (Lib. I, c. 63). In Germania trovò favore questa ultima etimologia stante l'affinità di suono tra Katze (gatto) e Ketzer (Gieseler, II, 2, pag. 540). I Catari furon detti Pubblicani [Concilio lateranense del 1179 in Mansi, XXII, 232: alii Catharos, alii Patrinos, alii Publicanos] corruzione di paoliciani. Forse un'ulteriore corruzione è il nome Piphles, che secondo Ecberto (Gallandi, XIV, pag. 447) sarebbe stato comune nelle Fiandre. Nella costituzione di Federico II (Huillard-Bréholles, Hist. dipl., IV, 298) sono detti anche Speronisti, da un vescovo cataro Sperone del secolo XII (Schmidt, II, 282). Si dissero Bulgari, dal luogo d'origine di questa setta, ed Albigesi dalla diocesi di Albi ove mise più profonde radici. Il nome bulgaro o corrottamente bougre significò più tardi al pari del tedesco Ketzer l'eretico in generale. In Francia si dissero Textores o Tisserands ab usu texendi dice Ecberto; perchè questo era il mestiere, cui si davan più volentieri i Catari, obbligati dalle loro leggi a campar la vita col lavoro, non d'accatto. Si dissero anche Bonshommes, perchè sappiamo già che boni homines si chiamavano i loro Perfetti. Finalmente si dissero talvolta Manichei ed Ariani per le simiglianze di dottrine tra cotesti eretici e i loro lontani progenitori. (Gieseler, loc. cit.).

[158]. La Gnosi di Saturnino, che s'adattava mirabilmente al dualismo orientale, da Antiochia si era rapidamente diffusa sino alla Persia, e preparava quel sincretismo di Cristianesimo e Parsismo, che fu più tardi predicato da Mani. Questo ardito novatore partiva dal presupposto dei due regni, l'uno di Dio o della luce, l'altro di Satana, delle tenebre o della materia. La quale opposizione si ripercuote in ogni uomo, dove accanto all'anima buona o luminosa s'asside la malvagia, che combatte e spesso vince la rivale. La malvagia per lungo tempo conservò incontrastato dominio, grazie al prevalere delle false religioni come il Paganesimo ed il Giudaismo, e tuttora le anime luminose sarebbero schiave, se a liberarle non fosse disceso dal Sole in terra uno spirito puro, Cristo, che per amor loro vestì un corpo apparente. Ma la dottrina cristiana non fu bene intesa dagli Apostoli, e peggio ancora dai successori. Onde occorreva un apostolo novello, che svelasse tutta la verità. Il qual paraclito ben s'intende essere Mani. Il Manicheismo rispondeva talmente ai bisogni del tempo, che non ostante il supplizio del suo fondatore per ordine del Re persiano Baharam (272-275 d. C.), crebbe in breve ora, e si distese nelle provincie del vicino Impero Orientale, e di là in Occidente, sfidando le ire degl'Imperatori (Gieseler, I, 303-11).

[159]. Priscilliano fondò la sua setta in Ispagna nel 379 d. C. L'anno dopo, 380, fu condannato nel Sinodo di Cesaraugusta, e per ordine dell'usurpatore Massimo giustiziato nel 385. I Priscillianisti, secondo la testimonianza di S. Agostino, De haeres., c. 70, maxime Gnosticorum et Manichaeorum dogmata permixta sectantur. Non ostante le persecuzioni si conservarono sino al VI secolo (Gieseler, I, 2, pag. 99-100).

[160]. I Paoliciani rimontano al 660 d. C., in cui un tal Costantino da Mananalide presso Samosata, appartenente alla setta gnostica di Marcione, ispirato dalla lettura di S. Paolo, si annunzia come restauratore della chiesa paolinica. A lui morto intorno al 684 succedono Simeone († 690), Paolo († 715), Gennasio († 745), Giuseppe († 775), Baanes fino all'801, per opera dei quali il Paolicianismo si diffuse per tutta l'Asia Minore. Sergio che nell'801 si oppose a Baanes, accusato d'immoralità, si può tenere come il secondo fondatore della setta. Alla morte di Sergio accaduta nell'835 si decise di non nominare più un capo spirituale. Ma scoppiate le persecuzioni dell'imperatrice Teodora, i Paoliciani fuggirono sotto il comando di Corbeade, il quale ben presto fattosi lor capo, divenne così potente che unito ai Saraceni dette battaglia agl'Imperiali. Nè meno ardito fu il successore Crisocere, che nell'867 fino ad Efeso estese le sue scorrerie. Vinti poi dall'imperatore Basilio, che di persona li combattè nell'872, i Paoliciani si sottomisero al vincitore, ma non rinunziarono alla loro fede. Ed un secolo più tardi nel 970 l'imperatore Giovanni Zimisce li mandò in Tracia presso Filippopoli, ove, a patto che custodissero i confini dell'Impero, concesse loro piena libertà di coscienza. A cotesti paoliciani il Muratori riadduce i Catari, e non a torto, perchè la setta paoliciana è la più vicina alla catara sia pel tempo sia per gl'insegnamenti. Certo non si possono negare nel paolicianismo gl'influssi manichei, e per questo rispetto il manicheismo è la remota sorgente di tutte queste eresie dualistiche; ma oltre alle opinioni dualistiche il Gieseler, II, 1, pag. 15 e segg., 400 e segg., rileva nel paolicianismo la condanna di ogni esteriorità nel culto. Anche il Neander, op. cit. V, 362: They maintained that by the multiplication of external rites and cerimonies in the dominant church the true life of religion had declined. Dicevano lo stesso i Catari.

[161]. Ademaro, Cronaca: Pauco post tempore per Aquitaniam exorti sunt Manichaei seducentes plebem. Duplessis, 1, 5, riferisce l'avvenimento all'anno 1010; Pertz, Mon., Germ. Script., IV, 138, all'anno 1018; Bouquet, Recueil, X, 159, all'anno 1022.

[162]. Decem ex canonicis Sanctae Crucis Aurelianensis, qui videbantur aliis religiosores, probati sunt esse Manichaei. Quos rex Rotbertus .... cremari iussit [D'Arg., 1, 5; M. G. script., IV, 143; Bouquet, X, 159]. Rod. Glaber, Hist. lib. III, cap. 8 (Bouquet, X, 35) darebbe il 1023; Tertio de vicesimo infra iam dictum millenium apud Aurelianensem urbem reperta est cruda ... haeresis. Ma la cronaca d'Auxerre (Bouquet, X, 271), anticipa d'un anno: MXXII Aurelianis cremantur Clerici ... ac si denuo Manichaei haeretici. E questa data viene accettata dal Bouquet e dal Pertz, perchè è accertato in un documento pubblico [Bouquet, X, 35, not. a]. Glaber ci conserva il nome di due capi degli eretici; quorum unus Lisoius in monasterio sanctae crucis clericorum clarissimus habetur, alter idem Heribertus ... capitale scholae tenebant dominium. Anche Ademaro (Pertz, IV, 143; Bouquet, X, 159) conosce uno di essi. Qui autem flammis iudicati sunt supradicti decem cum Lisoio, quem Rex valde dilexerat. Ma tanto Glaber come Ademaro riferiscono imperfettamente il fatto, perchè da un documento pubblicato dal D'Achery (Spic., II, 167; Bouquet, X, 536) intitolato Gesta synodi Aurelianensis anno MXXII adversus novos Manichaeos sappiamo che Eriberto nonchè capo era invece un prete recentemente convertito per opera dei due prelati Stefanus et Lisojus, apud omnes sapientia clari sanctitate seu religione magnifici. Questo Eriberto stava presso un Arefasto dei conti normanni, e tornato nella costui casa da Orleans, dove s'era recato per istruirsi, pare che volesse convertire il suo ospite alla nuova religione. Ma questi non che piegarsi alla nuova dottrina la denunziò al conte Riccardo con preghiera di parteciparla al re. Era una cosa ben grave che in Orleans fosse apparsa l'eresia, e che vi partecipassero alte persone del clero, e tenute da tutti in grande stima, come Stefano confessore della regina, ed un canonico cantore di nome Teodato morto tre anni innanzi nell'eresia (Ademaro in Bouquet, X, 159). Il re Roberto pensò quindi di riunire intorno a sè un sinodo di prelati, che interrogassero gli eretici. Stefano e Lisojo non smentirono le loro opinioni. Cumque ab hora diei prima usque ab horam nonam multifariam elaborarent omnes, ut illos a suo errore revocarent, et ipsi ferro duriores minime resipiscerent .... de gremio Sanctae Ecclesiae eiecti sunt. Qui cum ejicerentur Regina Stephani olim sui confessoris cum baculo, quem manu gestabat, oculum eruit ... deinde praeter unum clericum et unam monacham cremati sunt. La stessa narrazione d'accordo con Ademaro e Glaber ricorda le virtù dei capi dell'eresia. E se anche non ce lo dicessero le fonti, il fatto solo di non aver mentito nè abiurato sotto la minaccia del rogo prova una gran forza di convincimento e di carattere. Il che mal s'accorda colla leggenda che gli eretici usassero raccogliersi di notte in una casa ad invocare con canti il diavolo, che non tardava di comparire. Et tunc omnibus extinctis luminibus, quamprimum quisque poterat mulierem arripiebat: sine peccati respectu et utrum mater, aut soror, aut monacha haberetur. Ex quo spurcissimo concubitu infans generatus, octava die ... in igne cremabatur. Cinis veneratione colligebatur atque custodiebatur. Simili favole non inventarono un tempo i Pagani in danno dei Cristiani?

[163]. Glaber, loc. cit. Fertur a muliere quadam ex Italia procedente haec insanissima haeresis in Gallis exorta. Ademaro la fa venire dal Perigord (ipsi decepti a quodam rustico Petragoricensi), il che non esclude che nel Perigord fosse importata dall'Italia. Anche per l'eresia di Cambrai del 1025 dicono gli atti del Sinodo di Arras ab Italiae finibus advenisse (Mansi, Conc., XIX, 425. Bouquet, X, 540).

[164]. Vedi in Muratori (Antiq. Ital., Diss. 60) il decreto di Ottone IV: omnes hereticos Ferrarie commorantes, Patharenos sive Gazaros imperiali banno subiacere, nisi ad unitatem Ecclesie secundum mandatum Ferrariensis episcopi convertantur.