Rodrigo Borgia aveva 25 anni, quando ricevette la dignità di cardinale. Alla quale un anno dopo accoppiò anche l'alto ufficio di Vicecancelliere della Chiesa Romana. Il fratello Don Pierluigi non lo superava in età che di un anno. Callisto elevò questo giovane valenzano ai massimi onori di nepote. Dopo d'allora comincia a mostrarsi il fenomeno di codesta creazione del Vaticano: un principe nepote, nel quale il Papa mira a concentrare ogni potere civile. Questo diviene il suo condottiero, il suo luogotenente, il custode del suo trono, e da ultimo l'erede de' beni suoi. A lui è permesso di farsi con la forza padrone di territorii nell'ambito dello Stato della Chiesa e di aggirarsi quale angelo sterminatore fra tiranni e repubbliche, per fondare una dinastia, nella quale il fugace momento del non ereditario Papato s'eterni.

Callisto fece Pierluigi capitan generale della Chiesa, prefetto della Città, duca di Spoleto e vicario di Terracina e Benevento. In questo primo nepote spagnuolo è anticipatamente abbozzata la carriera, che descriverà poi Cesare Borgia.

Gli Spagnoli, sinchè Callisto visse, furono in Roma onnipotenti. Soprattutto dal regno di Valenza ne venivan giù a torme a far fortuna alla Corte del Papa, come monsignori e scrittori, capitani e intendenti, o in altro modo pur che fosse. Ma Callisto III morì il 6 agosto 1458; e già la vigilia Don Pierluigi con pena e stento erasi fuggito da Roma, ove la nobiltà sin allora oppressa, i Colonna e gli Orsini s'eran levati contro gli odiati stranieri. Poco dopo, nel dicembre di quell'anno, il giovane avventuriero fu colto da improvvisa morte a Civitavecchia. Niuno può dire, se Pierluigi Borgia fosse ammogliato o lasciasse discendenti.[3]

Il cardinal Rodrigo pianse la perdita del fratello, forse unico ed a lui molto caro. Ma ne raccolse l'eredità; e d'altra parte l'alto stato suo nella Curia, pel mutare del Papa, non fu scosso punto. Come Vicecancelliere abitava nel quartiere Ponte una casa, che fu già la Zecca. E ne fece uno de' più ragguardevoli palazzi di Roma. L'edifìzio con due corti, i cui portici primitivi al pianterreno sono ancora riconoscibili, era costrutto a forma di castello, come il palazzo di Venezia, a un dipresso dello stesso tempo. Ma nè per bellezza di disegno nè per spaziosità il palazzo Borgia reggeva al paragone con quello di Paolo II. Nel corso del tempo subì alquante modificazioni. Oggi, e già da gran pezza, appartiene agli Sforza Cesarini.

La vita privata di Rodrigo durante il Pontificato di quattro papi, successori di Callisto, Pio II, Paolo II, Sisto IV e Innocenzo VIII, è piena d'oscurità. Memorie del tempo non ve ne sono, o ne abbiamo qualche frammento appena.

Codesto Borgia, uomo di bellezza e forza singolari, sin nella più tarda età sua fu dominato da inesauribile sensualità. Fu questo il demone della sua vita, dal quale non potè affrancarsi mai. Una volta coi suoi eccessi suscitò la collera di Pio II. Un monitorio di costui scritto da' bagni di Petriolo agl'11 giugno 1460 è il primo barlume sulla vita privata di Rodrigo. Il Borgia aveva allora 29 anni. Trovavasi nella vezzosa e seducente Siena, ove anche il Piccolomini aveva trascorso la giovanezza, certo, non da santo. Colà un giorno dispose un baccanale, di cui la lettera del Papa ci porge appunto una descrizione.

«Amato figliolo. Quando, or sono quattro giorni, convennero negli orti di Giovanni de Bichis parecchie donne di Siena, dedite alla vanità mondana, la dignità tua, come abbiamo appreso, poco memore dell'ufficio che copri, s'intrattenne con esse loro dalle 7 sino alle 22 ore. Dei tuoi colleghi avesti a compagno tale, cui se non l'onore della Santa Sede, certo l'età avrebbe dovuto ricordare il dover suo. A quanto abbiam sentito, costì si ballò dissolutamente; costì non una delle attrattive d'amore fu risparmiata, e il contegno tuo non fu diverso da quello che se fossi stato della schiera dei giovani mondani. Ciò che costì occorse il pudore impone tacere; imperocchè è indegno del tuo grado non solo il fatto, ma insino il nome suo. I mariti, i genitori, i fratelli, i parenti delle giovani donne e delle donzelle intervenute non furono ammessi, perchè il piacer vostro potess'essere tanto più sfrenato. Voi soltanto, con pochi domestici, v'incaricaste di dirigere e animare quei cori. Dicesi, che oggi in Siena d'altro non si parli che della frivolezza tua, diventata la favola di tutti. Certo è che qui, in questi bagni, ove il concorso di ecclesiastici e secolari è grande, tu sei il discorso del giorno. Il nostro dispiacere è indicibile; poichè questo torna a disdoro dello stato e dell'ufficio sacerdotale. Di noi si dirà che ci si arricchisce e aggrandisce, non perchè meniamo vita illibata, ma perchè ci procuriamo i mezzi a sodisfare il piacer nostro. Di qui il disprezzo per noi dei Principi e delle Potenze, e il sarcasmo quotidiano dei laici. Di qui pure il rimprovero per la nostra propria maniera di vivere, allorchè ci facciamo a riprovare quella degli altri. Anche il Vicario di Cristo è involto nel disprezzo medesimo, avvegnachè sembri ch'ei si contenti di tale stato di cose. Tu, amato figliolo, presiedi il Vescovado di Valenza, il primo della Spagna; tu sei anche Cancelliere della Chiesa; e, ciò che rende la condotta tua tanto più meritevole di biasimo, sei col Papa tra i cardinali, uno dei consiglieri della Santa Sede. Ce ne rimettiamo al tuo proprio giudicio, se sia conveniente per la dignità tua lusingar fanciulle, mandar frutta e vino a quella che tu ami, e l'intero giorno non ad altro pensare che ad ogni forma di voluttà. Per cagion tua noi riceviam censura; si vitupera la felice memoria di tuo zio Callisto, che, nel giudicio di molti, ebbe torto di coprirti di tanti onori. Se cerchi scusa nell'età, non sei più tanto giovane da non comprendere quali doveri la dignità tua t'imponga. Un cardinale deve essere irreprensibile, un modello di condotta morale agli occhi di tutti. E qual giusto motivo abbiamo poi d'irritarci, se i Principi della terra ci fregiano di titoli poco onorevoli, se ci contrastano il possesso dei nostri beni e ci costringono a sottometterci ai comandamenti loro? In verità codeste ferite ce le portiamo noi stessi, e da noi stessi ci apparecchiamo siffatti mali, scemando ogni giorno più con le azioni nostre l'autorità della Chiesa. Il nostro castigo in questo mondo è la vergogna; e nell'altro il patimento condegno. Possa adunque la prudenza tua porre argine a siffatte vanità, e tener in vista la dignità tua, e non volere che tra mogli e fanciulle ti si apponga il nome di galante. Imperocchè, ove fatti simili avessero a ripetersi, dovremmo costretti significare, che sono occorsi senza voler nostro e con nostro dolore; e la censura nostra non sarebbe senza tua ignominia. Noi ti abbiamo amato sempre; e ti tenemmo degno della protezione nostra, come uomo che rivelava natura seria e modesta. Opera dunque in guisa che ci sia dato mantenere cosiffatta opinione: e nulla può meglio a ciò contribuire che l'usare un genere di vita ordinata. L'età tua, che promette ancora miglioramenti, ci consente di ammonirti paternamente. Petriolo, 11 giugno 1460.»[4]

Pochi anni più tardi, sotto il reggimento di Paolo II, lo storico Gasparre da Verona schizzava così il ritratto del cardinal Borgia: «È bello; ha sguardo grazioso e gaio, ed eloquio ornato e dolce. Ove appena vegga donne belle, le eccita in modo quasi meraviglioso all'amore, e a sè le attira piu che calamita il ferro.»

Temperamenti, come quello disegnato da Gasparre, non mancano: sono gli uomini della natura fisica e morale di un Casanova e di un Reggente di Orléans.

La bellezza di Rodrigo, anche essendo già papa, è decantata da molti dei contemporanei suoi. Nel 1493 Jeronimo Porzio diceva: «Alessandro è alto di statura; di colore medio; nero ha l'occhio e le labbra turgidette. La sua salute è rigogliosa; egli sopporta, più che si possa immaginare, fatiche d'ogni specie. È straordinariamente facondo; e ogni modo men che civile gli ripugna.»[5]