E, come tale, primo ad apparire è nel 1480 un milanese, Giorgio de Croce, cui il cardinal Rodrigo aveva ottenuto da Sisto IV la carica di scrittore apostolico. Incerto rimane il tempo, in cui Vannozza s'unì col De Croce. Ammogliatasi, abitava una casa sulla piazza Pizzo di Merlo oggi chiamata Sforza Cesarini; lì vicino era appunto il palazzo del cardinal Borgia.

In quell'anno 1480 Vannozza era già madre di parecchi figlioli riconosciuti dal cardinale; Giovanni, Cesare e Lucrezia. Sulla origine di costoro non cade dubbio di sorta; mentre quella del maggiore, Pierluigi, dalla stessa madre è soltanto molto probabile. La data della nascita di questi bastardi Borgia è stata sin qui ignota, e ne furono assegnate diverse. Io scoprii in documenti incontrastabili quella di Cesare e di Lucrezia; e per tal mezzo molti errori rispetto alla genealogia e anche alla storia di questa casa sono tolti per sempre. Cesare nacque in un giorno del mese d'aprile nell'anno 1476, Lucrezia il 18 aprile 1480. Il padre, essendo papa, indicò l'età di entrambi, parlandone nell'ottobre 1501 con l'ambasciatore di Ferrara; e questi scrisse al duca Ercole: «Il Papa mi fece sapere che la nominata duchessa (Lucrezia) ha ventidue anni, i quali compirà nel prossimo aprile; e in quel tempo stesso l'illustrissimo duca di Romagna (Cesare) fornirà ventisei anni.»[7]

Se l'esattezza delle indicazioni del padre sull'età dei propri figlioli lasciasse ancora a dubitare, ogni dubbio sarebbe tolto da altre notizie e documenti. Nei dispacci che l'ambasciatore di Ferrara molto innanzi, nel febbraio e marzo 1493, spediva da Roma allo stesso duca Ercole, dava a Cesare in quel tempo 16 a 17 anni; il che concorda coi dati del padre.[8] Il figliolo di Alessandro VI era più giovane di alcuni anni di quel che sin qui s'era creduto. Questo fatto è importante per la storia della sua breve quanto orribile vita. Onde s'ingannarono il Mariana e gli altri autori, che a lui tennero dietro, affermando Cesare essere il secondogenito di Rodrigo, e quindi maggiore del fratello Don Juan. Invece è questi, che realmente dev'essere stato di due anni maggiore. A Venezia, per informazioni avute da Roma nell'ottobre 1496, si chiama Don Juan un giovane di 22 anni; epperò era nato nel 1474.[9]

Quanto a Lucrezia, essa venne al mondo il 18 aprile 1480. Questa data precisa si ricava da un documento valenzano.[11] Il padre aveva 49 anni, e la madre 38. Dalla costellazione celeste dominante gli astrologhi romani e spagnuoli poterono forse cavar l'oròscopo e rallegrarsi molto col cardinal Rodrigo e felicitarlo dello splendore, cui le stelle avevan destinata la figliola sua.

Erano appena trascorsi i giorni di Pasqua; feste sontuose erano state date in onore dell'elettore Ernesto di Sassonia, venuto a Roma ai 22 di marzo, accompagnato dal duca di Braunschweig e da Guglielmo di Henneberg. Questi signori erano entrati con un seguito di 200 cavalieri. Presero stanza in una casa nel quartiere Parione. Il papa, Sisto IV, gli onorò con profusione grande; ed una splendida caccia loro offerta da Girolamo Riario, l'onnipotente nepote, alla Malliana sul Tevere, levò molto rumore. Lasciarono Roma ai 14 di aprile.

In quel tempo il Papato andava divenendo tirannia politica; e il nepotismo assumeva quel carattere, che più tardi Cesare Borgia doveva svolgere in tutta la sua formidabile essenza. Sisto IV, uomo energico, e di tempra ancora più forte di Alessandro VI, era tuttora in guerra con Firenze, ove aveva ordito la congiura dei Pazzi per far trucidare i Medici ed elevare Girolamo Riario ad un gran principato in Romagna. Queste vie medesime doveva più tardi seguire Alessandro VI pel figlio Cesare.

Il tempo, in cui Lucrezia nacque, era orribile davvero. Il Papato spogliatosi di ogni santità sacerdotale; la religione materializzata del tutto; l'immoralità senza freni nè limiti. La più selvaggia lotta intestina infuriava nella città, massime ne' quartieri Ponte, Parione e Regola, ove quotidianamente stuoli di partigiani, eccitati dagli assassinii, scendevano in armi per le vie. E proprio nell'anno 1480 si levarono in Roma le antiche fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini. Là i Savelli e i Colonna contro il Papa; qui gli Orsini per lui; mentre le famiglie dei Valle, dei Margana e dei Santa Croce, assetate di sangue e di vendetta, legavansi all'uno o all'altro partito.

III.

Lucrezia passò, senza dubbio, i primi anni della fanciullezza presso la madre. La casa di costei, come dicevamo, era sulla piazza Pizzo di Merlo, a pochi passi dal palazzo del cardinale. Il quartiere Ponte, cui apparteneva, era dei più animati di Roma, come quello che menava a Ponte Sant'Angelo e al Vaticano. Vi stavano molti mercatanti e i banchieri di Firenze, Genova e Siena; v'abitavan pure parecchi impiegati papali; e le cortigiane di maggior grido. Invece il numero delle antiche famiglie nobili non v'era grande, forse perchè gli Orsini non ve le lasciavano venire. Da lungo tempo in effetto questi potenti baroni dimoravano nella regione Ponte nel loro gran palazzo a Monte Giordano. Non lungi di lì era il loro antico castello. Torre di Nona, che in origine faceva parte delle mura della città sul Tevere. Allora era invece carcere pei condannati politici ed altri infelici.

Noi possiamo chiaramente immaginarci qual fosse l'ordinamento della casa di Vannozza, perchè il carattere della casa romana sugl'inizii della Rinascenza non era gran fatto diverso da quel ch'è tuttora oggi. Nel complesso oggi ancora ha alcunchè di grave e di triste. Una massiccia scala di peperino conduceva alle stanze abitate; una sala con camere accessorie, da' nudi pavimenti di mattoni, dalle soffitte di travi e assi dipinte. Le pareti semplicemente imbiancate; solo nelle più ricche case ricoperte di tappeti oprati, e questo, per altro, nelle sole ricorrenze solenni. L'uso dei grandi quadri paretali nel XV secolo era ancora raro; restringevasi a qualche ritratto di famiglia. E se Vannozza n'aveva nella sala sua, certo, tra essi, deve esservi stato quello del cardinal Rodrigo. Del resto mai non mancavano un reliquario, immagini di Santi e l'effigie della Madonna con lampade innanzi sempre accese.