Quando si conosce la storia degli illustri personaggi della famiglia Colonna, e si sa l'influenza da loro esercitata sulle vicende di Roma e d'Italia, non si può fare a meno di visitare con vivo interesse Paliano. Prima di entrarvi ricordiamo brevemente la storia dei più illustri tra i Colonna.

Non è molto che lo scrittore romano Antonio Coppi, ben noto come continuatore degli Annali del Muratori, ha pubblicate le sue Memorie Colonnesi (Roma, 1855), opera seria, piena di notizie importanti per la conoscenza della famiglia Colonna e di Roma nel medio evo. Quest'opera fornisce eccellente materiale agli studiosi, tolto dall'archivio dei Colonna. D. Vincenzo Colonna[1] pose a disposizione del Coppi questo archivio, come già lo aveva messo a disposizione di un altro storico della sua famiglia, il conte Litta di Milano. Fra i molti archivi delle famiglie nobili, che in Italia abbondano, quello dei Colonna occupa per importanza storica uno dei primi posti. Irrequieta, bellicosa ed ambiziosa, questa famiglia, sorta sui primordi del medio evo, riassume in sè la storia di Roma e dell'agro romano. Divenuta ricca con l'ingrandimento dei suoi dominî, non potè però mai, come altre famiglie anche meno antiche, soprattutto nell'Italia settentrionale, erigere un principato indipendente, perchè i suoi possessi erano nello stato del Papa; da ciò guerre interminabili con la Santa Sede ed una tendenza a parteggiare per gl'imperatori. La casa Colonna brillò assai più in guerra che nella pace, sebbene abbia dato alla Chiesa un papa, Martino V, che pose fine allo scisma, e molti cardinali. Poco coltivò le scienze e le lettere; in queste, più dei Colonna, brillarono alcuni papi stranieri e le loro famiglie, che è inutile qui ricordare. Appena, nella loro lunga storia, si trovano alcuni nomi che si riattacchino alle scienze, alle lettere ed alle arti: ricorderemo solo i rapporti del Petrarca col vecchio Stefano Colonna e coi suoi colti e valorosi figli, ed il nome dell'illustre poetessa Vittoria Colonna, contemporanea di quelle due bellissime donne, Giulia Gonzaga e Giovanna d'Aragona, che entrarono per matrimonio nella sua famiglia.

L'origine di questa famiglia è incerta: Sembra però che essa discenda da quei conti di Tuscolo, che erano potenti in Roma nel x secolo. Secondo questa ipotesi, il capostipite dei Colonna sarebbe il margravio Alberico, marito della famosa Marozia, morto nel 924, cinque discendenti del quale, quasi l'un dopo l'altro, occuparono il seggio di S. Pietro. Tuttavia il nome dei Colonna non appare la prima volta che ai primi del secolo xii, con Pietro Colonna, di cui ho parlato. In questo primo periodo noi li vediamo nominare già come signori di Zagarolo e di Monte Porzio. Siano o no i Colonna discesi veramente dall'antica casata dei conti di Tuscolo, scomparsi quando questa città fu distrutta dai Romani (1191), quello che è certo si è che essi vennero da quei monti e che a poco a poco estesero i loro dominî nella campagna romana, da Monte Fortino,[2] cioè dai monti Volsci, sino ai monti Equi ed Ernici e sino alla Sabina. Palestrina fu la loro sede principale, e tutti i paesi circostanti passarono sotto la loro giurisdizione.

Nel secolo xiii cominciò la loro potenza e la loro grande influenza in Roma, dove già da molto tempo possedevano un palazzo presso la chiesa dei Santi Apostoli, nella regione di Via Lata. Cardinali di questa famiglia ebbero parti importanti in questo secolo, e la storia degli Hohenstaufen ricorda spesso i Colonna come ardenti ghibellini in Roma. Chi ignora la parte da essi avuta nella caduta di Bonifacio VIII?

Nel xiv secolo, durante l'esilio dei papi ad Avignone, lottarono senza tregua per la signoria su Roma coi potenti Orsini, che d'allora in poi, furono loro costanti nemici ed amici dei papi. Rifulse in questo periodo, quale capo della casa, il vecchio Stefano Colonna. A lui Petrarca indirizzò sonetti ed epistole.

Fu in questo secolo che si separarono i due rami di Palestrina e di Paliano.

Nel secolo xv crebbe ancora la potenza della casa, prima per i grandi favori di Ladislao re di Napoli e di Giovanna II, e poi per l'elezione a papa di Ottone Colonna, sotto il nome di Martino V. I Colonna ottennero dunque molti feudi nel reame di Napoli, principalmente il ducato dei Marsi (da cui presero il titolo di: Marsorum dux), la contea di Celano e quarantaquattro villaggi e castelli.

Ai tempi di Sisto IV vennero in guerra con la Santa Sede; Girolamo Riario, nipote del papa, assediò Paliano, ma l'assedio fu tolto in seguito alla morte improvvisa del pontefice. Del pari guerreggiarono con Alessandro VI, e durante quegli anni la campagna romana fu quasi sempre desolata dalle armi. Fu il ramo di Paliano che in questo periodo diede gli uomini più illustri della famiglia. Ricorderò solo Fabrizio, primo connestabile della casa, e i suoi due figli, Ascanio (1522-1553), marito di Giovanna d'Aragona, e Vittoria, moglie del marchese di Pescara, Ferdinando d'Avalos. Marcantonio, figlio di Ascanio, rinomato come uno dei vincitori della battaglia di Lepanto. Nessuno poi ignora quale parte ebbe prima di ciò Pompeo Colonna nelle disgrazie di Clemente VII e nel sacco di Roma.

Verso la metà del secolo xvi i Colonna furon minacciati da un grave disastro: venuti in dissidio con Paolo IV, furon da questo papa, di natura irritabile, spodestati di tutti i loro dominî, come già lo erano stati da Bonifacio VIII. Il pontefice eresse Paliano in ducato e lo donò a suo nipote Giovanni Caraffa. Marcantonio, capo della casa Colonna, si difese e, con l'aiuto del duca d'Alba, percorse la campagna romana per riconquistare i suoi possessi: da ciò ebbe origine la famosa guerra fra Paolo IV ed il re di Spagna, conosciuta sotto il nome di «Guerra della Campagna». Essa terminò nel 1557 con la pace di Cave (presso Genazzano), negoziata fra il duca d'Alba e il cardinale Carlo Caraffa. Solo dopo la morte di Paolo IV però, Marcantonio potè rientrare nel possesso de' suoi beni; tutti coloro che se ne erano impossessati fecero un'orribile fine. Giovanni, duca di Paliano, fu decapitato a Roma nella Torre di Nona, e il cardinale Caraffa fu strangolato in Castel Sant'Angelo.

Marcantonio può ritenersi come l'ultimo dei Colonna potenti: egli morì a Paliano nel 1584. Dopo di lui le cose cambiarono; i baroni cessarono di guerreggiare col papato ed i loro beni cominciarono ad assottigliarsi a poco a poco, per le vendite a cui furono costretti dai debiti. La gloria di Lepanto era costata loro ben cara; mi diceva Don Vincenzo Colonna, che Marcantonio contribuì a questa guerra con un milione, e che d'allora in poi la famiglia non si era mai più rialzata. Fin dal 1622 vendettero gli antichi possedimenti di Colonna e di Zagarolo, e nel 1630 dovettero vendere Palestrina, ora in possesso dei Barberini. La famiglia venne man mano declinando e per sempre: il ramo di Paliano esiste ancora; il suo capo attualmente è Giovanni Andrea, marito d'Isabella Alvarez di Toledo, ma si è trasferito da Roma a Napoli, residenza abituale dei Colonna. La maggior parte dei loro feudi è pure nel regno di Napoli, avendo Filippo III Colonna (morto nel 1818) posseduto colà sessantadue feudi, ventisette negli Stati della Chiesa ed otto in Sicilia, con 149,403 vassalli. I feudi nello Stato pontificio erano: Anticoli, Arnara, Castro, Cave, Ceccano, Collepardo, Falvaterra, Genazzano, Giuliano, Marino, Morolo, Paliano, Patrica, Piglio, Pofi, Ripi, Rocca di Papa, San Lorenzo, Santo Stefano, Sgurgola, Serrone, Sonnino, Supino, Trivigliano, Vallecorsa e Vico.