disse già l'anima di Manfredi nel purgatorio. Il sacerdote parlava con grand'enfasi con voce sonora, e in quel modo teatrale che assumono i sacerdoti italiani volgendosi al popolo. La sua predica trovava nel Panteon di Agrippa sede adatta a produrre grande impressione. «Imperocchè—gridava—noi camminando qui calpestiamo dappertutto cenere: pensate soltanto agli innumerevoli cristiani che un giorno Nerone, Decio e Domiziano gettarono in preda alle belve o fecero crocifiggere, strangolare». La voce del prete risonava potente in quell'ampia e silenziosa rotonda a metà illuminata, e l'eco ripercotendo sotto quelle volte i nomi terribili di Nerone, Domiziano, Decio, Diocleziano, parea volesse evocare gli spiriti dell'antica Roma. Ero seduto presso la tomba di Raffaello, e gettando lo sguardo in quella mezza oscurità, sui gruppi dei fedeli inginocchiati e sulla figura bianca del predicatore, questi mi appariva come un mago in atto di evocare i morti.
Questa scena del Panteon m'indusse a visitare le chiese sotterranee di Roma. Durante l'ottavario dei morti si rappresentano in questi sepolcri storie di martirî e scene bibliche, che sono abbastanza originali. Le cappelle di questi cimiteri sono per solito due, una superiore ed un'altra sotterranea, nella quale stanno propriamente le sepolture. Durante l'ottavario dei morti, nella chiesa superiore s'innalza un catafalco ricoperto di una coltre nera, circondato da cipressi e da candelabri, sul quale vengono posati un crocifisso e un teschio. I sacerdoti cantano i salmi dei morti, e i devoti ed i curiosi, chi in piedi, chi in ginocchio, riempiono la chiesa, quasi evanescenti in una nuvola di fumo d'incenso.
Ecco l'oratorio della Morte, presso il ponte Sisto; scendiamo nella chiesa sotterranea.[38] Vi scorgeremo cose strane. Tutte le pareti, tutti i soffitti sono ricoperti di rilievi, di rabeschi e di mosaici fantastici. Sono fiori, rose, stelle, quadrati, croci, ornamenti di ogni maniera, quali soltanto un'immaginazione orientale può concepire, e tutto è combinato nel modo più ingegnoso, soltanto con ossa umane. Si dura fatica a prestare fede ai propri sensi. S'immagini una cappella sotterranea, riccamente illuminata, costrutta tutta di teschi, di scheletri, colle pareti formate di ogni maniera di ossami, e la si popoli di una folla di creature viventi, donne per la maggior parte e ragazze, signore in abiti di seta, dalle belle e vivaci fisonomie, che ridono e cinguettano in mezzo a tutto quell'apparato di morte, in quell'atmosfera impregnata di effluvi cadaverici, avviluppate nei vortici del fumo degli incensi.
Presi posto a lato di una ragazza seduta precisamente sotto uno scheletro che sghignazzava; ella stava chiacchierando allegramente colla sua vicina di cose che avevano a che fare con tutt'altro che con la morte: pensoso e quasi atterrito, stavo contemplando lo scheletro e la sua giovane preda, sulla quale stendeva le mani, poichè la ragazza era seduta in modo che sembrava caduta fra le braccia dello scheletro. Era proprio la danza dei morti del nostro Holbein rappresentata al vero.
Interi scheletri sono posti nelle nicchie della cappella. Ciascuno tiene fra le ossa delle mani un cartello, su cui si legge una sentenza morale, un ricordo della vanità della vita, un eccitamento ai vivi di pregare per i defunti che soffrono e sperano. Certamente ci volle non poca abilità artistica e pazienza a disporre tutta questa funebre decorazione. Qui parte delle mura fu ricoperta unicamente di teschi di bambini, là, di persone adulte, altrove vennero formati arabeschi di clavicole, di costole, di ossa del petto, di dita, di articolazioni. Gli stessi candelabri sono formati in modo fantastico di ossa umane, ed è meraviglioso scorgere come il senso artistico e la legge estetica siano quasi riusciti a vincere il ribrezzo ispirato dalla materia adoperata. Ma quantunque l'arte sia riuscita a tanto, e abbia scherzato colla morte, riducendo a creazioni artistiche quanto ispira il maggior ribrezzo ai viventi, quanto si usa tener sepolto nelle viscere della terra, quello spettacolo riesce sempre penoso e repulsivo. Mi parve rappresentare il colmo dell'abnegazione religiosa più fanatica o, nella forma più bizzarra, il trionfo sopra la morte e sopra l'orrore che essa ispira. Se fosse possibile che una di queste cappelle mortuarie dell'anno 1853 dopo la nascita di Cristo rimanesse sepolta sotto terra tanto tempo, quanto le tombe degli egiziani e degli etruschi, e venisse scoperta dopo tre mila anni, sarebbe senza dubbio un monumento importantissimo per la storia della civiltà, dal quale la posterità potrebbe farsi un'idea della essenza intrinseca del culto cristiano. Ma, anche per noi contemporanei, è abbastanza istruttiva la vista di una di queste cappelle mortuarie dei cristiani di Roma, perchè ci fa penetrare in modo meraviglioso nella essenza stessa del cristianesimo.
Gli Egiziani che usavano portare attorno davanti i banchetti le mummie dei loro antenati, affinchè il gaudente si rammentasse la fine di tutte le cose, sono considerati da noi quello fra tutti i popoli della terra, che ha saputo superare meglio l'orrore della morte, e la loro religione vien chiamata dalla nostra filosofia religione della morte. Ma difficilmente quei cupi Egiziani avranno fatto cose simili a quelle che si vedono in queste cappelle cristiane. In nessuna rappresentazione mistica di una religione la morte e i cadaveri ebbero tanta parte; la passione, la crocifissione, la deposizione dalla croce, la sepoltura di Cristo, la sua risurrezione, la lunga schiera dei martiri durante le persecuzioni di Nerone, Domiziano, Decio, Diocleziano e altri imperatori hanno dato al culto cristiano un'impronta funerea, han determinato l'intera concezione della vita e così hanno dato alla vita cristiana, alla musica, alla scultura, alla pittura, l'idea della morte. La saggezza profondamente vitale della coscienza tedesca, che s'impossessa potentemente di tutto quanto ha vita spirituale, seppe, da tutte queste idee di morte, ricavare la danza dei morti dell'Holbein, rappresentazione plastica della sapienza dei proverbi di Salomone.[39]
Ma, a chi mai potrà esser venuto in mente per il primo di formare un mosaico di ossa umane? Mentre stavo esaminando quella cappella dei morti, mi sembrava che l'idea ne dovesse esser germogliata nella pazza fantasia del nostro Hoffmann, oppure mi immaginavo di scorgere un cappuccino impazzito che, nel cuore della notte, alla luce incerta di una lampada, stesse ammucchiando e ordinando tutte queste ossa, prorompendo in una risata quando gli riusciva comporre un rabesco. Uno scheletro lo aiutava in questo lavoro, era lo scheletro di un artista, che da vivo era pazzo. Ora stavano vicini l'uno all'altro, maneggiando tutte quelle ossa, e ridevano ridevano soddisfatti, quando riusciva loro di disporle artisticamente. Ma è ancor più probabile che tutto quello strano lavoro sia stato compiuto nelle tenebre da due pazzi fatti scheletri. «Padre, dicevo ad un cappuccino che mi stava vicino, quale confusione quando tutte queste ossa, questi teschi dovranno ricercare il loro posto»—«Sicuro, mi rispose serio il frate, nel giorno del giudizio universale, quando i morti risorgeranno, qui dentro dovrà esserci un gran chiasso».
Anche la cappella dei morti al convento dei cappuccini, in piazza Barberini, è disposta ed ordinata nello stesso modo di quella di ponte Sisto. Se non che qui l'arte non è riuscita a superare ugualmente l'orrore che ispira l'aspetto della morte. Qua e là gli scheletri furono rivestiti dell'abito cappuccino, ciò che produce un'impressione terribile. Uno scheletro nudo ispira minor ribrezzo, poichè è cosa naturale, mentre al contrario, coperto di un abito è orribile, e ha veramente l'aspetto di uno spettro. Vidi pendere dalla volta due piccoli spettri, sospesi per aria, come si rappresentano talvolta graziose figure di angioli; erano gli scheletri di due principessine della casa Barberini. Mi dissero che la terra che serve per la sepoltura dei cadaveri, fu portata da Gerusalemme e li consuma rapidamente.
Nella nostra cappella al ponte Sisto arrivava dalla chiesa superiore la voce dei preti che andavano salmodiando: «Domine! Domine! Miserere!» quasi voce delle anime che in purgatorio vanno