Con un manipolo di côrsi Gioacchino Murat sbarcò nell'ottobre 1815 dalla Corsica a Napoli, per conquistare un regno. Egli fu fucilato dopo il suo audace sbarco.
Con un paio d'uomini, il côrso Luigi Bonaparte arrivò, ai nostri tempi, a Strasburgo, per conquistare una nazione di 35 milioni di abitanti. Il tentativo essendo fallito, egli sorprese di nuovo la Francia in Boulogne. La storia ha il dovere di riconoscere queste incursioni, senza dubbio avventurose, quali precedenti storici di un uomo che divenne imperatore dei francesi non molto tempo dopo. Pertanto, nessuno deve esser considerato felice, prima della sua fine.
Presto si abbattono le cose caduche, dice il vecchio Seneca. Rapido fu il volo di Napoleone dal golfo di S.Juan, a S. Elena, a traverso Waterloo. Il 2 marzo egli era a Cérénon, il 3 a Barême, il 4 a Digne, il 5 a Gap, il 7 a Lione, il 14 a Chalons, il 20 marzo alle 9 di sera egli entrava a Parigi. Il 1^o giugno egli era un uomo politicamente già battuto. Il 18 giugno egli cadde a Waterloo. Il 21 giugno tornò, in fretta, a Parigi; il 22 giugno egli dettò:
«Ma vie politique est terminée et je proclame mon fils sous le titre de Napoléon II empereur des Français!».
Il 15 luglio egli s'imbarcò sul Bellerophon; il 7 agosto sul Northumberland. Il 16 ottobre arrivava a S. Elena.
Dopo—e questo è l'ultimo quadro della storia di quell'anno meraviglioso—egli giacque sul lontano scoglio africano, nel suo letto di morte, pallido e muto, coperto col mantello turchino di Marengo, col busto marmoreo di suo figlio, il Re di Roma, ai piedi; i suoi amici fedeli Bertrand ed Antommarchi ed i suoi servi stanno in ginocchio, piangendo. Il sole si tuffa in tal momento nel mare. Il sacerdote che ha somministrato l'estrema unzione all'Imperatore, alza le braccia e dice: Sic transit gloria mundi!
Napoleone rivisse a S. Elena le sue opere e quello che egli fu, e pose alla sua carriera, a guisa di epigrafe monumentale, le seguenti significative parole:
«Io ho chiuso l'abisso dell'anarchia, ordinando il caos; io ho quietata la rivoluzione, nobilitati i popoli, e moderato i re. Ho incoraggiato qualunque gara, ho ricompensato ogni merito ed ho allargato i limiti della gloria. Tutto ciò è stato pur qualcosa.—Or dunque, da quale punto si potrebbe attaccarmi, dove lo storico non potesse difendermi? Forse nelle mie intenzioni? In questo egli potrà certamente assolvermi dall'accusa. Il mio dispotismo? Si vorrà però ammettere che la dittatura era necessaria. Si dirà ch'io era un ostacolo alla libertà? Egli proverà che l'arbitrio, l'anarchia e la più grande confusione stavano ancora alle porte. Mi si rimprovererà di aver amato troppo la guerra? Egli dimostrerà ch'io fui sempre attaccato. Che io anelassi la monarchia universale? Egli mostrerà che solo la combinazione casuale delle circostanze e solo i nostri nemici stessi sono stati quelli che mi vi hanno spinto passo a passo. Finalmente, si accuserà forse la mia ambizione? Ah, certamente di questa si troverà molto in me, ma della più alta e più bella, che ha forse mai guidato un uomo, intendo quella di ordinare ed inaugurare finalmente l'impero della ragione, l'esercizio ed il godimento completo di tutte le capacità (ingegno) umane. E qui lo storico si troverà forse costretto a rimpiangere che una tale ambizione non sia stata appagata ed esaudita».
Così pensava Napoleone a S. Elena della sua stessa missione. E non pertanto, egli fu un messia, come ogni altro prima di lui, cui la storia assegnava per compito di portare il mondo siccome un atlante per un certo tempo, e di rinnovare pel bene del progresso le fatiche di Ercole. E se deploriamo la natura umana, perchè essa si trasforma piuttosto per mezzo del dispotismo soldatesco di Napoleone, che per le leggi civili di Solone e Timoleone; se infine accusiamo apertamente questo grande uomo di aver dimenticato la sua missione e di esser perito pel suo egoismo e la sua sete di dominio, restiamo però pieni di stupore e di riverenza dinanzi alla sua figura e glorifichiamo la grande spinta che da lui è derivata alla vita dei popoli e al progresso generale.