A tale altura e con tale vista dinanzi agli occhi, uno si sente quasi vivere doppiamente. Imperocchè è assai ristretta la cerchia dell'umana vita, tante sono le cose che quotidianamente ci stringono, ci contrastano da ogni parte, ci condannano ad una lotta penosa, meschina, in un orizzonte che pure sarebbe vasto. Ogni orizzonte è bello; bello è contemplare dall'altezza della civiltà l'orizzonte del pensiero, delle scienze, delle arti, l'armonia che presiede all'ordine di tutte le cose create. Io, in cima al monte Solaro, pensava ad Humboldt, al cui genio, credo, andiamo debitori di trovare il mondo così bello, così mirabilmente ordinato, e, fissando poi lo sguardo sul capo Miseno e sul Vesuvio, pensavo pure a Plinio, l'Humboldt dei Romani, non che ad Aristotile, genio veramente universale ed ordinatore dell'umano sapere.

Lieto di aver potuto contemplare tanto spettacolo delle armonie della natura, scesi di lassù quando il sole verso Ischia volgeva al tramonto. Il mare s'imporporava già ad occidente e l'isola di Ponza, la quale emergeva lontana e bella dalle onde, quasi giacesse in una sfera di luce, rosseggiava come se fosse in fiamme.

Addio pertanto, bella e romita isola di Capri.


PALERMO
(1855)


Palermo.
(1855).

I.