Tutte queste vie hanno un aspetto ordinario e tranquillo; ma la scena muta non appena, oltrepassato il Castello, si giunge a S. Lucia. Qui pullula tutta la vita popolare, non interrotta per breve spazio che dal palazzo reale e dal castello, per raggiungere la massima intensità al molo, al porto, a Marinella ed al mercato; al di là, nei sobborghi fino a Portici, diminuisce. S. Lucia, il luogo di carattere più svariato e dove sono le locande di secondo ordine, è la linea di confine fra la parte aristocratica di Napoli e quella popolare. Il porto è il punto del maggior movimento popolare e del commercio; ivi si lavora, si traffica senza posa, e ivi è tutto quello che è necessario alla vita del popolo. V'è un movimento continuo; le calate sono sempre ingombre di carbone e di altri materiali; vi si affollano continuamente pescatori, barcaiuoli, lazzaroni, piccoli mercanti. Gli abitanti delle campagne, i popolani vengono qui ad acquistare gli abiti e le scarpe, che empiono case da cima a fondo. Qui si vendono tutte le masserizie casalinghe, qui sono caffè, liquorerie, spacci di tabacco, unicamente frequentati dal popolo, fruttaioli i quali tengono gli aranci e le angurie già tagliate a fette che essi vendono per un tornese e che vengono mangiate dai compratori in piedi. Qui si vedono vere montagne di fichi d'India, di cui la gente più misera si nutre; questo è il luogo di riunione, si potrebbe dire la sala di conversazione del popolo. Nel pomeriggio, agli angoli di certe vie, si vedono lettori pubblici di storie cavalleresche e di storie di briganti. Qui lo scrivano pubblico tiene il suo tavolo e scrive lettere amorose. A Marinella vi sono teatri con pulcinella, il quale di su la porta invita la gente ad entrare. Vicino al porto esiste pure il principale teatro popolare detto di S. Carlino, e nei dintorni vi sono altre capanne per chi vuol fare i bagni di mare a poco prezzo.
La folla e il movimento che regnano sul porto, sono un nulla in confronto a quanto si vede nei due maggiori mercati, vicini a Marinella: il Porto Nuovo e il Mercato. Il Porto Nuovo è sempre ingombro da una folla immensa; si direbbe che l'intera Campania abbia mandato le sue frutta e il golfo tutti i suoi pesci su questa piazza. Il popolo vi si reca per comprare, per mangiare; lo si potrebbe dunque definire come il ventricolo di Napoli. È veramente interessante osservare tutta quella folla, tutto quel frastuono, ed uno lo può fare a suo bell'agio, rifugiandosi in una di quelle cucine all'aperto, costituite da quattro tavole, dove si preparano e vengono mangiate le pizze, specie di torte schiacciate, rotonde, condite con formaggio, o con prosciutto. Si ordinano e in cinque minuti sono pronte; per digerirle, però, è necessario avere i succhi gastrici di un lazzarone.
I mercati settimanali hanno pure luogo su quella piazza, per un Tedesco di triste memoria, perchè colà fu decapitato l'ultimo degli Hohenstaufen; è del pari caratteristica per essere stato il teatro di uno storico episodio, quello di Masaniello, su quella piazza dai lazzari eletto loro re, e ivi trucidato.
Questo luogo è storico per il popolo napoletano; è come la sua piazza della Bastiglia, sanguinosa per le scene terribili di giustizia popolare; il popolo vi troncò il capo a nobili cittadini e li espose all'oltraggio. È rimasta terribile anche per i ricordi della peste.
Interessante, ma difficile insieme, sarebbe descrivere tutto questo caos di persone e classificarle in tanti gruppi ben distinti. Sono stati fatti infiniti quadri e disegni della vita popolare a Napoli; si sono scritte su ciò numerose opere, profonde e vivaci, ma nessuna ne dà un'idea precisa a chi non la potè mai vedere coi propri occhi. Pertanto, vo' provarmi a dare uno schizzo della strada di S. Lucia, più di ogni altra interessante. Ho pur già detto che questa via, sita in uno dei punti più belli di Napoli, è quella dove vennero a contatto le classi superiori ed inferiori della popolazione e dove la vittoria rimase al ceto medio. Non troppo lunga, la strada è circoscritta a sinistra dal mare, dal palazzo reale e a destra dal pittoresco Castel dell'Ovo. Distendendosi quasi al centro del grande arco del golfo, si trova aperta sul mare, di cui si gode liberamente la vista, non intercettata come pel porto dalle alberature dei bastimenti. La sua posizione è meravigliosa ed invita molti forestieri a stabilirsi nei suoi alberghi di second'ordine, dai quali si può godere alla sera la bellezza insuperabile del mare e la frescura della brezza marina.
Io dimorai a S. Lucia quaranta giorni, e dalla mia finestra vedevasi tutto il golfo raggiante di luce: le due cime del Vesuvio dominanti la bianca città, le pittoresche spiaggie di Castellammare, di Sorrento, fino a Capo Minerva, e l'isola di Capri. Ogni mattino, quando la rosea luce del golfo veniva a svegliarmi nella mia camera, mi abbandonavo alla contemplazione di quel fantastico spettacolo che è colà il levare del sole, e guardavo le tinte di fuoco dei monti e del mare, che parevano avvolgere in un incendio colossale la grandiosa città. Ma più magico ancora era lo spettacolo che mi si parava dinanzi allorchè la luna nel suo pieno, sorgeva sul Vesuvio, e spandeva la sua luce argentea sui monti, sul mare, sulla città, illuminando l'intero golfo. La cupa foresta degli alberi delle navi nel porto si distaccava allora sopra un fondo di brillante bianchezza; la luce dei fanali impallidiva; infinite barche scivolavano sulle onde, e sparivano, e tosto ricomparivano all'orizzonte; lo scoglio gigantesco di Capri appariva, e Somma, il Vesuvio, i monti di Castellammare e di Sorrento, quasi forme fantastiche, s'illuminavano. Chi avrebbe potuto dormire in quelle notti? Io prendevo una barca a S. Lucia e navigavo su quelle onde fosforescenti, oppure rimanevo seduto sulla spiaggia, insieme con popolani a mangiare frutti di mare.
Quei luoghi anche di notte sono animati, pieni di vita.
Nel quartiere di S. Lucia è concentrato specialmente il commercio dei frutti marini, disposti in buon ordine, con le ostriche, nelle piccole botteghe, ciascuna delle quali porta un numero e il nome del proprietario. Sono incessanti le grida per invitare la gente ad entrare; le botteghe sono illuminate, e tutti quei prodotti del mare rilucono dei colori più svariati: sono ricci, stelle di mare, coralli, araguste, dalle forme più bizzarre, dalle tinte più dissimili. Il mistero delle profondità marine è ivi svelato e quel piccolo mercato presenta ogni sera il lieto aspetto quasi di una notte di Natale marittima.
Chi scende la gradinata che porta al mare, ad un tratto si trova come in una specie di grande sala illuminata a cielo scoperto. Intorno a piccole tavole i popolani mangiano ostriche e maccheroni; è uno spettacolo stupefacente vedere come quegli esseri divorino, pagandoli un paio di grani ad un pescatore o ad un lazzarone, i maccheroni, e con quanta velocità li facciano scivolare nella gola. Là dove termina il frastuono di questi divoratori, incomincia un'altra scena assai caratteristica: sotto una specie di volta, presso una fonte sulfurea, da mane a sera donne e fanciulli gridano, schiamazzano con bicchieri in mano, invitando a bere l'acqua salubre. Si prende posto su una sedia, si beve un bicchiere di quest'acqua minerale e si mangiano alcune piccole ciambelle. Con pochi soldi la gente modesta vi trova uno spasso; difatti, vi accorrono intiere famiglie e chi non mangia i maccheroni, prende almeno l'acqua sulfurea e le ciambelle. Ivi il movimento, l'andare e venire della gente dalla terra, dal mare, nelle barche, è incessante, ed ivi le ninfe notturne tendono le loro reti ai forestieri: sono fanciulle di facili costumi, accompagnate di solito dalla madre o da una canuta matrona, custode apparente del loro cuore. Più di una tenera relazione nasce a S. Lucia, fra un bicchiere e l'altro d'acqua sulfurea.
Di giorno il movimento in questo quartiere non è minore. Vi si prendono bagni in pubblico, alla presenza di tutti, ed io ho visto presso Castel dell'Uovo, nell'intiera giornata, schiere di ragazzi e di giovanotti saltare in mare, tuffarvisi e far mostra delle loro prodezze acquatiche. I Napoletani nuotano come tanti delfini. Il clima contribuisce a mantenerli in uno stato primitivo di natura; la temperatura calda mantiene in onore il nudo, il cui studio si può fare liberamente per le strade, ad ogni ora. Napoli è la città dei contrasti: corrono per le vie carrozze di lusso, appartenenti alle famiglie più aristocratiche, e alla presenza dei principi coperti di decorazioni scintillanti, di dame della più insigne nobiltà parigina e londinese, stuoli d'uomini, come se nulla fosse, si gettano in mare in costume adamitico. Io mi son concesso spesso il diletto di chiamare dalla mia finestra al quarto piano, quei ragazzi nudi della strada e di far loro vedere una moneta: in un atto essi si tuffavano nelle onde, vi compivano le loro prodezze e quindi tornavano nella strada, grondanti acqua per ricevere la mercede promessa. Lo spettacolo del nudo è in tutto il golfo; sulle stesse cancellate di ferro del porto si vedono di continuo arrampicarsi ragazzi intieramente spogli e precipitarsi di lassù a capo fitto in mare.