Di là si scorgono i vari periodi di civiltà, le rovine del paganesimo, la cupola trionfante del cristianesimo, e le vicende del papato ci sfilano dinanzi, e tutto il significato di Roma si presenta alla nostra mente.

A Napoli, invece, in questa città di vita lieta, senza pensieri, i monumenti architettonici che attirano la nostra attenzione non sono nelle rovine, nelle chiese. Le reliquie dell'antichità sono scomparse; qui non si costruiva per l'eternità. L'unico e stupendo monumento che Napoli possegga dei tempi antichi sono le catacombe, più vaste forse di quelle di Siracusa, alle quali devesi aggiungere la meravigliosa grotta di Posillipo. Quanto a chiese Napoli ne possiede un bel numero, ma nessuna veramente pregevole: la noncuranza tutta democratica con la quale vengono lasciate nascoste fra le strade e le case, senza campanili, con orribili facciate, provano sufficientemente quanto il popolo napoletano, che pure formicola di preti e di frati, sia stato in ogni tempo indifferente nella religione. Qui non vi furono mai grandi ardori per la fede di Cristo, per la grandezza della Chiesa, e sotto gli Hohenstaufen anzi lunga ed accanita fu la lotta fra Napoli e il papato. La tendenza a vivere lietamente e piacevolmente, ha impresso un carattere di mondanità anche alle cose di religione; per convincersi di questo basta visitare la più bella chiesa moderna della città, S. Francesco di Paola, edificata da Ferdinando I per sciôrre un voto dopo la sua restaurazione nel trono. E' un'imitazione del Pantheon di Roma e serve principalmente di decorazione alla Piazza Reale; per convincersi poi quanta poca serietà e dignità ecclesiastica presenti, basta guardare il suo porticato, dove sono sempre negozi di spinette, che vengono suonate per prova continuamente.

A Napoli anche i palazzi, che dopo le chiese sono gli edifici più notevoli in ogni città italiana, sono sperduti fra dedali di casupole e per lo più sono grandi edifici di pessimo gusto, ed anche quando hanno qualche cosa d'imponente, come il superbo palazzo Maddaloni, simile ad una fortezza, non si possono osservare sufficientemente, perchè mancano di aria libera intorno a sè. A Napoli nulla ricorda il medio evo; tutto è moderno.

Osservando Napoli sotto l'aspetto architettonico, si finisce per convincersi che le sole abitazioni degne di attenzione, di ricordo, sono le amene ville che popolano le colline, l'arsenale, gli edifici che circondano il porto, il palazzo reale ed in special modo i tre grandi castelli che dominano da ogni parte il panorama della città. Da Castel S. Elmo, sul pittoresco Vomero, si ammira tutta Napoli; è uno spettacolo magico, soprattutto nell'ora indecisa del crepuscolo.

Nel golfo sorgono poi Castel Nuovo e Castel dell'Uovo, le due bizzarre moli di roccia, di color grigio e di aspetto cupo e minaccioso: sono le briglie del cavallo focoso di Napoli.

Volevo visitare Castel dell'Uovo, che è uno degli edifici più antichi di Napoli, poichè risale a Lucullo e fra le sue mura perì Romolo Augustolo, ultimo degli imperatori romani, ma non mi fu concesso. Federico II ultimò il Castello nel 1221, non immaginando certo che quello sarebbe stato il carcere degli ultimi suoi discendenti; giacchè qui, dopo l'infelice battaglia di Benevento, nella quale re Manfredi perdette regno e vita, per molti anni languirono i miseri figli suoi, e l'unica sua figliuola, Beatrice, dovette la sua liberazione da quelle mura soltanto al Vespro Siciliano.

Era il 5 giugno 1284, quando i Siciliani al comando dell'illustre ammiraglio Ruggero di Lauria, sostennero la famosa battaglia navale dinanzi a Napoli.

Dagli spalti del castello la figlia di Carlo d'Angiò ne fu spettattrice e con ansia ne attese l'esito; con non minore ansia dovette contemplarla attraverso l'inferriata del suo carcere l'infelice figlia di Manfredi; la principessa vide la flotta napoletana ripiegarsi da prima, poi sbaragliata e posta in fuga. Suo fratello Carlo fu fatto prigione e due galere siciliane gettarono l'ancora dinanzi al Castello, e Lauria chiese che venisse subito consegnata la figlia di Manfredi, minacciando in caso di rifiuto di far decapitare il figlio di Carlo d'Angiò a bordo del suo legno, innanzi a tutta Napoli. La misera fu tolta dal carcere, consegnata ai Siciliani e soltanto diciotto anni dopo, quando già aveva trascorsa tutta la sua giovinezza in prigione, riacquistò la sua libertà, fu condotta trionfalmente a Messina, dove sua sorella Costanza, moglie di Pietro d'Aragona, l'accolse nelle sue braccia, come una morta risuscitata. Nello stesso castello morirono pure i figli di Manfredi.

Castel Nuovo è ancora più imponente, e rappresenta senza dubbio il maggior monumento architettonico di Napoli. Di esso è famoso il bell'arco trionfale che Alfonso I di Napoli vi fece costruire nel 1470, su disegno di Giuliano Da Murano, o secondo altri, di Pietro Di Martino. Sorge sopra a colonne corinzie, fra due torri, ed ha numerosi bassorilievi di gran pregio, nei quali è riprodotto l'ingresso del Re vittorioso di Napoli. Le sue porte in bronzo sono opera di Guglielmo Monaco. Disgraziatamente quest'arco, veramente pregevole monumento, si trova nascosto come in un castello ed è sottratto quindi alla vista del pubblico. Si era parlato di trasportarlo davanti alla Cattedrale, ma l'idea non ebbe più seguito.[1]

Castel Nuovo venne edificato da Carlo d'Angiò nel 1283 e i più cospicui edifici di Napoli furono opera degli Angioini, come parimenti risalgono a quel periodo le chiese più importanti della città. Queste sono i veri monumenti storici di Napoli, non solo per le tombe che racchiudono, ma perchè la maggior parte di esse attinge la loro origine da fatti storici, come si vedrà quando ci tratterremo a parlarne.