—Veramente non è della pasta comune, risponde il grosso cicalone. Lo si direbbe fiero, ma io lo credo piuttosto un po' timido. Non parla che con le persone che conosce. Un profondo sentimento del vero e della giustizia lo rende sarcastico e bilioso. Veramente affettivo, e perciò soggetto ad antipatie subite, a vive simpatie, all'entusiasmo ed alla collera. Egli preferisce un paradosso ad una trivialità. Ama il mondo e le brigate solazzevoli, e si rassegna alla solitudine per l'invincibile nausea che gli destano gli sciocchi ed i nojosi. La natura lo ha fatto infingardo; il bisogno, lavoratore e solerte. Il tedio lo invade facilmente. La gioja lo inebbria. Si accende subito, ma sa dominarsi. Alla Camera parla poco—nelle sue discussioni fogose e drammatiche. È indipendente e burbero. In fondo, affettuoso, uomo semplice, buon figliuolo, ma che ha dell'humour—come un inglese.

—Ella ne parla da amico, eh! interruppe un signore.

—Può darsi, continua il grosso galantuomo. Lo confesso, mia moglie ed io lo amiamo molto. La sera andiamo a prendere il thè in casa sua, ed a canto al fuoco, i piedi stesi al caminetto, cinguettiamo un po' di tutto, fino ad un'ora del mattino, quando egli può dispensarsi dal lavorare. Mia moglie lo provoca, lo aizza con le sue indiscrezioni da comare. Ma che cosa vogliono? io non ho potuto correggerla, la mia povera moglie, di questo villano difetto—che non è solo! Essa si riscalda inoltre la testa con la politica, con i romanzi, con i giornali. Legge perfino la Stampa e l'Armonia. E sa di politica ad insegnarne a sette almeno de' nostri ministri.

—Mio caro signore, la di lei Eva non è mica solazzevole! gli dice a bruciapelo un commesso per l'Assicurazione Paterna.

—L'è quanto mi dice altresì il mio vicino! Mia moglie farnetica inoltre per i deputati. Ella si è fatta di quegli individui e della loro missione ciò che ella chiama un tipo. E bisogna udirla a parlucchiare su questo tema e su la 443.^a parte della sovranità nazionale—come ella addimanda un onorevole della Camera Bassa.

—Vedete, signora, sclama infine una sera il mio vicino impazientato, voi m'inasprite. Vi domando scusa, ma voi non osservate che la superficie. Voi non vedete in tutto ciò che un signore il quale recita, bene o male, un discorso innanzi a qualche centinajo di suoi colleghi, i quali conoscono già di lunga mano ciò che egli va a dire, ed un rispettevole pubblico, il quale sovente non capisce che a metà. Ma andate al fondo, cercate nella vita di questo povero galeotto della sovranità nazionale, e vi persuaderete che la sua posizione non è punto da invidiare. Il più piccolo dei minimi giornalisti—nella sfera politica—è più felice che lui.

—Ah! voi esagerate, risponde mia moglie mandando in aria un globo di fumo della sua sigaretta. Voi siete abituato alle amplificazioni, ed a tutti i topi della rettorica. Io persisto nella mia opinione.

—A vostro piacere! sclama il mio vicino sorbendo un sorso di thè. Quanto a me, io non auguro ad un cane di canonico le piccole e grandi miserie della vita di un deputato.

—Ma quali dunque, Dio mio, quali dunque? domanda mia moglie gittando la sigaretta nel fuoco. Voi andate ai balli di corte; voi andate alle ricezioni del barone Ricasoli; voi partecipate a taluni pranzi diplomatici, a certi banchetti nelle grandi occasioni. Voi siete invitati a tutte le feste. Voi viaggiate gratuitamente. Voi non pagate spese di posta. La vostra medaglia in oro è un passa-pertutto, generalmente rispettato. Voi non potete essere giudicati per tutto il tempo che dura la sessione.—Voi potete fare dei debiti, si fa credito a un deputato! Il telegrafo trasporta il vostro nome in tutti gli angoli del globo, ove stampisi un giornale. Voi avete un palazzo principesco per andarvi a leggere i giornali, parlare, fumare—senza parlare dell'acqua zuccherata a discrezione e, durante le sedute, ben anco dei liquori. Voi siete ben riscaldati. Voi avete una biblioteca. Le ballerine del Teatro Regio sono ghiotte di deputati, perchè avete la riputazione di gente ricca e non taccagna. Vi domandano a fare il vostro ritratto per nulla. I giornali non parlano che di voi, come del fiore della nazione. Anche la caricatura vi tratta con riguardi, vedete Ricciardi! Siete indicati a dito quando passate per le strade. Il vostro Presidente vi regala di raout, donde, egli è vero, sono escluse la gajezza, le donne ed i rinfreschi confortevoli, ma dove sono ammessi il sigaro, i canonici ed i guanti sporchi. Voi troneggiate nel vostro circondario elettorale. Vi si danno dei banchetti, trascinano a braccio la vostra vettura, vi fanno dei toast. Voi potete perfino accomodarvi un ricco matrimonio! facendo valere la possibilità d'essere un giorno ministro, o il favore di un ministro. In una parola, voi siete una potenza, una forza, un favorito, una gloria.

—Ah! signora, sclama con un sospiro il mio vicino, voi mi fate rimpiangere sempre più che le donne siano escluse dall'onore di rappresentare la nazione. Io vado adunque a raccontarvi una giornata della mia vita, perchè voi venite di abozzare un quadro sì fresco, sì raggiante di felicità. Si direbbe che voi leggete avidamente nel poema della vita di qualche deputato della maggioranza. Voi traducete liberamente Poerio, Massari, Caracciolo, e chi so altro. Ebbene, signora, obliate l'oasis, e percorrete il deserto.