Rientrando, alle cinque, un messaggiero portò una lettera per suo marito. Ella la prese e gliela recò.
—Vien dal giornale—disse Sergio scorgendola. Leggila.
Regina lesse:
«Non abbiamo seppure una linea di manoscritto per domani. Ce ne occorre ad ogni costo. La fine, la fine, la fine ad ogni modo.»
—Ebreo errante, marcia!—gridò Sergio poggiando il capo sul guanciale.
—Andiamo, amico mio—ripetè Regina—un po' di coraggio. Vuoi tu che io scriva sotto la tua dettatura? Puoi tu dettare?
—Che ne so io? La mia testa se ne va.
—Prova, amico mio, vediamo, io sono qui. Se non puoi, cesseremo.
Sergio si sollevò sul suo cubito, passò la mano sulla sua fronte, e concentrossi, per raccogliere le sue idee. Infine, cominciò a dettare.
Regina coprì di scrittura pagina su pagina. Era la fine del romanzo: Les sixièmes étages de Paris.