«Se non lascio nulla dietro a me, neppur dei rimpianti, sii sicuro, amico mio, che io porto meco qualcosa: la sovvenenza di un amore cui la bufera à fulminato, ma cui Dio non à cessato un istante di benedire. Adesso, le apparenze son contro me. Mi lascio dunque schiacciare da esse… e muoio.
«È terribile pertanto morire a vent'anni! Ma, mestieri n'è. Addio. Io non voglio venir manco, intenerirvi… Addio, amico. Che Dio ti accordi l'oblio, perocchè tu ài di già il perdono della donna che ti amò tanto e che t'ama sempre.»
«REGINA.»
—Regina!—rispose costei, lasciando cader la sua penna. Io scoppio, amico mio. O' voglia di piangere. L'è ben triste la sorte di questa povera fanciulla.
—Restiamone dunque lì per oggi, allora—disse Sergio. Anch'io ò il cuore gonfio. Sì, fermiamoci. Non è abbastanza per un'appendice; ma dessi aspetteranno fino a domani. Porgimi codesto foglietto ed apparecchiami un'altra tazza di the. Non desino.
Regina dette la lettera ed uscì. I suoi occhi navigavano nelle lagrime.
Sergio raccolse tutta la copia di Regina, la piegò e la mise sulla colonnina a fianco al suo letto.
La sera, e' si lamentò di un gran mal di capo.
Regina pranzò sola, ed alle dieci, Sergio la rinviò nella camera di lei.
Durante tutta la sera non le aveva volto dieci parole.