Sergio, egli stesso, restò tocco, abbarbagliato. Un brivido terribile gli corse lungo la spina. Ebbe la tentazione di gettarsi su quella divina creatura, svegliarla di un bacio, e sottrarsi all'incubo che lo possedeva.
Egli sentì che l'inebbriamento guadagnavalo. Fece un passo per retrocedere ed urtò in Nick, dietro ai suoi talloni.
L'aspetto di quest'essere vivente, altro che la fata la quale lo ammaliava e lo attirava, operò in lui una reazione rapida. Il mondo reale lo riacciuffò. Egli mise allora la lettera, cui Regina aveva scritta sotto la sua dettatura e firmata, sul piccolo secretaire ove ella scriveva, e tornò innanzi al letto.
Egli era ancora a dimandarsi se assassinava o se eseguiva una sentenza!
Se Regina avesse aperto gli occhi, ella era salva. Se avesse potuto dire una parola, il boia sarebbe forse ridivenuto l'innamorato… Regina dormiva. La morte apparente rizzavasi tra suo marito e lei ed intercettava le correnti fra i due cuori.
Sergio cavò allora freddamente l'albarello del suo viluppo; sbirciò a traverso la luce il colore del liquido che vi si conteneva; lo sturò; e lasciò distillare una gocciola di quell'essenza d'inferno sulla piccola piaga che le aveva fatta col suo sigaretto.
La flittene erasi rotta e l'escara non ancora formata. La piaga era dunque viva.
Seguì un minuto secondo, che fu un'eternità.
E' lasciò cadere una seconda stilla.
Fu dessa una sensazione? fu una rivolta dell'istinto? Regina aprì gli occhi.