La sovrana l'aveva nobilitata.
Di guisa che, un anno dopo la scena dell'ospizio di Londra, in tutta la Parigi aristocratica si ripeteva la notizia che il principe di Lavandall sposava la contessa Maud di Walenheim.
Il matrimonio doveva aver luogo a Parigi nella chiesa protestante della strada d'Aguesseau.
Tutto era pronto nel palazzo del principe, ove la zia aveva condotto la fidanzata.
Si terminava la toilette delle nozze. Gli amici, i parenti, riempivano i saloni. Il principe entrò nella camera della zia—ove Maud si teneva, attorniata da cameriere—e dimandò che lo si lasciasse un istante solo con costei.
La zia e le cameriere uscirono.
Maud si guardava intorno con un'intensa timidità.
Pietro la prese per le mani, la guidò ad un canapè, e, facendola sedere, cadde alle ginocchia di lei.
—Maud—diss'egli, riprendendo nelle sue ambe le mani dalla fanciulla—angelo mio diletto, ascoltami.
Maud provò a rialzarlo, senza rispondere. Il principe restò e continuò: