Il più vecchio, il più magro, il più consunto dei ciuchi—un censore teatrale della specie—diviene nelle loro mani brioso come una vedova che si rimarita, uno scolaro in vacanza.

Quando voi credete che lo zingaro apra la bocca di questa povera bestia per mostrarvene i denti—cui ha testè segati per dissimularne l'età—egli le cola destramente nella gola una pillola infernale di peperone che le brucia le viscere, la incita alle follìe e le dà gli ardori verdi ed irresistibili di un cappuccino. Quando voi credete ch'e' ne carezza le groppe; egli le punge a dentro, mediante un cardo a punte acute nascosto nelle palme. Voi credete che la bestia è grassa come un abate benedettino; essa è nè più, nè meno che gonfia. Laonde, il contadino diffida a modo delle compre e delle vendite dei gitani.

Il dottore, fermo un istante dall'ingombro nella via di quella comitiva bizzarramente stracciona, vide venire a lui una creatura di dieci o dodici anni ch'egli suppose del sesso femminile, e chiedergli un piccolo dono.

Gli zingari non mendicano mai. Essi prendono a mutuo; domandano un piccolo regalo; rubano; ma non stendono la mano alla limosina. Crederebbero mancarsi di rispetto: ànno un'industria!

La vista di quella cosina—era una ragazza—colpì il dottore.

Ella era assolutamente un embrione, tanto era segaligna e magra. Ma quell'embrione, sviluppato dalla natura che ne aveva gettato i rudimenti, poteva divenire sublime. Per il momento, non iscorgevasi che delle ossa ammirabilmente organizzate; dei grandi occhi neri scintillanti come quelli di un serpente in collera; dei lunghi e castagnini capelli, che contornavano una fronte elevata e larga, a mo' di paralellogramma; una pelle che non era bruna, che non era pallida, ma che, animata da una circolazione meglio nutrita, poteva acquistare una tinta più chiara e trasparente di quella di una creola. Poi, una bocca grandicella, ma ben fessa ed armata di piccoli denti bianchi, acuti ed eguali; una vitina svelta, alta, soffice, pieghevole come un giovane pioppo. Insomma eran quivi i primi stami di una di quelle donne che, trasportate in una grande città ed in un mondo come Parigi e Londra, possono addiventare un flagello, una magia: che cominciano sempre per levarsi da Cleopatre avvegnachè finiscano talvolta in Maddalene.

Il dottore gettò una moneta d'argento alla bambina e continuò il suo viaggio per l'escursione progettata. Ma, cosa bizzarra! quell'abbozzo di donna gli trottò per lo spirito tutto il dì.

Si fermò di un tratto.

Non era però il magnifico orizzonte che si spiegava innanzi ai suoi occhi che lo arrestava.

E' non vedeva punto, dalla cima di quell'appennino, solcato da filicciuoli di neve come una tavola di vecchio rovere niellata in argento, nè il Mar Jonio dai flotti verdastri; nè il Tirreno arrovellato dai suoi cavalloni turchini; nè l'Etna che ondeggia in distanza in un'aureola di vapori violetti; nè quel cielo allo spazio infinito, che con la sua profonda limpidezza sembra raddoppiare la potenza della vista. No: e' non vedeva nulla di tutto codesto, nè altra cosa. Un'idea aveva traversato la mente del dottore di Nubo come un lampo nel fitto della notte.