Il sonno non si presentò al suo primo appello. Ma il conte l'invocò con un bol di punch: ed il sonno obbedì.

Il giovane, d'altronde, aveva la coscienza in pace.

E' non fu mica lo stesso della principessa Maud.

Parecchie circostanze avevano concorso a cangiare in un'angoscia mortale l'ansietà in cui l'aveva gittato l'ordine di quella partenza precipitata.—Suo marito gliel'aveva fatto ingiungere dal suo maggiordomo.

Ivan, che aveva l'attaccamento il più vivo per Maud, dopo aver compiuto la commissione del suo padrone, le era caduto a ginocchio ai piedi, e baciandole la mano, con un intenerimento profondo aveva soggiunto:

—Voi mi perdonerete, padrona: io debbo obbedire.

Poi soffocato dai singhiozzi, si era precipitato fuori della camera.

Maud avendo mandato la sua cameriera a dimandare a suo marito se la poteva recarsi da lui, Sarah aveva visto sur un canapè, nella biblioteca del principe, una scatola a pistole, e due spade. Tom Barcley, il suo intendente, trovandosi nel cortile quando il conte Alessandro era rientrato, aveva rimarcato che la figura di lui era estremamente pallida, disfatta, stravolta. E Maud avendo, su questa osservazione, mandato questo stesso intendente a dimandare al conte se egli non fosse malato, Alessandro aveva risposto, di una voce interrotta dalla commozione:

—Dite a mia cognata di pregare per me!

A tutte queste circostanze arrogevasi quella voce interna che addimandasi presentimento, e che in certi organismi nervosi acquista la lucidità della profezia.