Ella rimase disorientata, e ne pianse.
Il principe se ne avvide, ma non si scoraggiò.
—Maud—continuò egli—io non ti chiedo ancora nulla. Io so che non isveglio in te se non ripulsione e terrore. Ma, ài tu riflettuto alla mia condotta? Ti sei tu dimandato: Quale è la vita di questo dannato alla porta del paradiso?
—Io mel sono dimandato e mel dimando ogni dì, principe.
—E…?
—E… non vi ò compreso.
—Non mi à compreso!…—gridò il principe coprendosi il viso di ambo le mani. Tu non ài dunque capito il mio supplizio? Tu non ài capito il vuoto dell'anima mia, la solitudine delle mie interminabili giornate, la disperazione delle mie notti senza sonno? Tu non ài capito che il mio sangue, a ventisei anni, bruciava; che la mia ragione smarrivasi nel delirio dei sogni? Tu non ài capito che io poteva amare, che io poteva esser geloso, che io poteva temere, che io poteva essere assetato di te—cui io vedeva passare innanzi ai miei occhi il giorno e traversare i miei sogni la notte come una visione fantastica? Tu non ài compreso che io dimandava a te ciò cui non dimandavo più a Dio: grazia!—grazia per la sventura di cui la fatalità mi aveva colpito? Tu non ài compreso che io ti amava, che lo ti circondava del rispetto di una regina, di una adorazione di angelo, e che giorno e notte io mi trascinava alla tua porta, chiedendoti perdono, mercè? Non ti aveva io detto: Aspetta prima di colpire, ascolta prima di giudicare, respingi le impressioni subite, ed apri il cuore alla pietà?
—Signore mio Dio!—sclamò Maud—mi avreste voi dunque trovata dura?
—Tu sei stata crudele—gridò il principe, cangiando il tuono della sua voce.
—Giammai—replicò Maud con calma.