—Ma voi obliate, dunque, che io ò per le mani un'Altezza, una figlia di re, una principessa del sangue.

—Tu puoi anche aggiungere la fidanzata di un re. Ma, silenzio! Questo l'è un segreto di Stato cui ti rivelo, conosciuto adesso unicamente da S. M. e da me.

—Eccomi allora più domestico che giammai!

—Comincio ad accorgermi che ebbi torto di indicarti per codesto posto superbo, perchè tu sei un vigliacco o un imbecille.

—Ed io comincio a comprendere che voi non dite tutto ciò che pensate, e che gironzate attorno a qualcosa.

—Io non gironzo, ma cammino dritto. La principessa Bianca è bellissima. Non vi è dunque nulla da stupire che la si dimandi in matrimonio, e che perfino dei pretendenti slombati ed affranti si mettano su i ranghi. Un cavaliere di compagnia che avesse dello spirito potrebbe, in una situazione simile, far molta via. Gli è un gironzare questo?

—L'è peggio che un gironzare: l'è un affondarsi. Ed innanzi tutto, mi parlate voi da zio, in questo momento, o da ministro di S. M. Claudio III?

—Come tu voi. Ma ponghiamo che io ti parli da ministro, non fosse che per obbligarti al secreto: che conclusione ne cavi tu?

—Allora, io prego Vostra Eccellenza di farmi l'onore di darmi delle istruzioni precise; perocchè, che io capisca o no, sono deciso a non capir così subito.

—Meglio vale allora che io faccia rivocare il decreto, e che lo intitoli a qualcuno che abbia intelletto più svelto.