Adriano si sentì meschino.
Vitaliana, alla confessione dell'amore di suo cugino, era caduta accasciata sopra un tabouret.
Essi restarono in quell'attitudine, ed in silenzio, per cinque minuti.
Poi, Vitaliana, rialzandosi, come spinta da una molla, gridò:
—Usciamo di qui.
Adriano la condusse nella sala di rimpetto, che era la sala da pranzo, le offerse una sedia vicina al caminetto, e restò in piedi.
—La disgrazia si è abbattuta sopra di me—disse infine Vitaliana. Voi siete il solo membro superstite di mia famiglia. Benchè imperdonabili siano i torti che vi abbiate verso di me, vengo a consultarvi.
—Io so tutto di già—rispose Adriano umilmente.
—Voi non potete saper tutto. Perocchè vi è, inoltre, la premeditazione di un delitto cui vengo di apprendere non sono appena due ore.
—E quale?
—Il signor di Balbek à delle carte che riguardano la successione del re Taddeo IX, il quale muore dimani. Egli à sotto la mira la regina Bianca, con quella carte, e le dice: la borsa o l'onore! Capite voi?