Sposando quello straniero, cui non amava, Vitaliana gli aveva impartito quanto era in poter suo. Il cuore, no.
Il cuore non è in potere di chicchessia. È maggiore di già, nascendo, e dispone di sè stesso alla ventura.
Sì, alla ventura: un'allodola passa ed il cuore vola con lei!
Ora, l'allodola era passata, ed il cuore di Vitaliana se n'era ito, senza ch'ella se n'avvedesse.
Il dovere, pur nondimeno, la conservò pura.
Ma quando la catastrofe dell'onore di suo marito sopravvenne, ella si sorprese a chiedersi: Perchè mi asterrei io, ora che tutto è perduto?
Adriano l'aspettava.
Nel suo impeto subitaneo, Vitaliana non obliò ch'un dettaglio. Ella andava a macchiarsi delle medesime zacchere che la rendevano così severa all'incontro di suo marito: l'oltraggio all'onore, l'onta rovesciata sul nome di cui suo figlio doveva ereditare!
Ella spense forse ogni rimorso dicendosi: io l'amo! Ma chi sa se la non si disse altresì, più sommesso: sposerò un giorno Adriano!—ovvero: morrò per espiare!
Il fatto è che la si tuffò corpo ed anima in quell'amore.