Ella non tenne però alcun proposito di codesto a suo cugino.
Il duca non concepì neppur l'ombra di un sospetto sulle intenzioni di lei.
Vitaliana si uccideva mentre suo marito l'assassinava—e tutto ciò con un'inconseguenza, con una leggierezza, con una irriflessione, con una frivolezza, cui io mi travaglio forse invano di dipingere onde dare un'idea dei caratteri che i clericali formano con la loro educazione religiosa.
Il giorno seguente, anniversario del suo matrimonio, Vitaliana si alzò alle otto.
Ella aveva la febbre che scoppiettava dappertutto: nei suoi occhi, sulle sue guance, dalle sue labbra.
Entrò nella sua stufa, e tagliò tutte quelle ali che volavano verso di lei, sbocciando—tutta la luminosa famiglia dei liliaci: tuberose, iridi di Firenze, gigli, gionchiglie, ginestre, quegli onagri che olezzano solo la notte, mughetti, prugnoli, resede, tigli, gelsomini, vaniglie…. tutte quelle anime!
Perocchè, il grande Boherave ne dà una al fiore, e la chiama lo spirito rettore.
Vitaliana ne colse una bracciata e rientrò con essa nella sua camera.
Si fece vestire di una toilette gaia; diede i suoi ordini a Maria, ed uscì alle undici.
Ove andava ella?