Irene era donna, quantunque devota; e le immagini sono un ornamento, un oggetto di toeletta. Una donna non può essere iconoclasta.
Irene riunì un Concilio a Nicea nel 787, il settimo ecumenico de' Latini. Trecento cinquanta Padri vi accorsero. Irene li arringò, e il Concilio condannò gl'iconoclasti. Ma Carlomagno gli oppose un sinodo di trecento vescovi, riuniti a Francoforte (794), e, più tardi, Luigi il Buono una seconda assemblea, che decise tutto il contrario, e proscrisse gl'iconolatri.
Un Concilio, indetto da Leone Armeno, non solo proibì le immagini, ma ordinò di bruciarle. Parigi ebbe nello stesso senso un Concilio nell'824. Si dovette cedere. Il papa Anastasio, sempre infallibile come i Concilii, fece, spezzare le statue e raschiare le pitture di San Pietro.
Nondimeno la controversia non s'acquetò; e fu soltanto più tardi, in un Concilio convocato dall'imperatrice Teodora a Costantinopoli nell'842, che, dopo una lotta di centodieci anni, il culto delle immagini fu definitivamente riconosciuto.
Così le belle arti devono a due donne, Irene e Teodora, la conservazione di questo campo glorioso de'loro trionfi—e noi non ce ne lagniamo.
XI.
Ma i Concilii mutarono natura. Finora essi erano stati quasi tutti dogmatici; d'ora in poi diverranno quasi tutti politici o disciplinari.