Gli ambasciatori, che dovevano firmare alla lor volta, non sottoscrissero punto. De Luna voleva sottoscrivere con restrizione, non avendo Filippo II acconsentito alla chiusura del Concilio. E però questo re diceva: «Che i Padri erano andati vescovi al Concilio, e n'erano ritornati semplici curati».

Tutti i cardinali approvarono, in un concistoro, i decreti del Concilio, fuorchè il cardinale Cicanda e il cardinale Ghislieri (che fu in appresso l'abbominevole e atroce Pio V), trovando essi che i vescovi avevano conservato troppa autorità. Si scongiurarono i principi a far eseguire ne'loro Stati i decreti del Concilio; ma Carlo IX non fu scongiurato nominatamente. Diecinove Padri, tra quelli che avevano mostrato maggior zelo, furono promossi al cardinalato.

E qui poniam fine al nostro esame retrospettivo dei Concilii, già troppo lungo, e giungiamo alle conchiusioni.


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XXXIII.

In quale circostanza l'idea d'un Concilio venne al mondo, o piuttosto sgorgò dal divino cervello dell'angelico Pio IX?

L'8 dicembre del 1864, il decimo anniversario della «definizione dogmatica della immacolata concezione della Vergine madre di Dio», la Cancelleria romana partorì una lettera enciclica ed il famoso Sillabo, opera di un Gesuita tedesco, il P. Schroder, il quale in 10 capitoli e 80 paragrafi, trattò degli errori principali della sfortunata epoca nostra.

Il 6 di giugno del 1867, diecisette quesiti, specialmente risguardanti gli eretici, il matrimonio civile, ecc., furono con una lettera circolare diretti ai vescovi.