—Senza neppure confessarla!
—Non paventate, bravo vecchio, risponde l'abate, se avrà giudizio non le sarà fatto alcun male, io credo; perchè negli occhi vi ha una mutazione secundum esse spirituale, come dice quel santo padre di Aristotile, e gli occhi di lei...
—Spero in Dio che così avvenga, lo interrompe il castellano; mi ci era affezionato, e mi porti il diavolo se non l'amava come figliuola. La si mostrava sì buona, sì dolce che neppure i martiri, Dio mi perdoni! io penso fossero stati più rassegnati.
L'abate non risponde e resta del capo appoggiato al muro a meditare.... Sa il cielo cosa meditasse l'abate di Cluny, perchè da tutti allora veniva riputato mago, a causa della indefinibile sua sapienza nei misteri dalla filosofia greca e dei rabini ebrei. Eppure oggi l'abate di Cluny è uno dei santi meglio constituiti del cielo! Come la sapevan lunga quegli uomini dei tempi di mezzo!
L'altro intanto, appena ebbe chiusa la porta, si svolse dal mantello e penetrò nelle stanze riposte.
Quel piccolo appartamento era addobbato col maggior lusso che allora si conoscesse. Vi era un salotto, col soppalco a legno intagliato e le mura coperte di cordovano a rosoni d'oro. Vi era un tavolo di frassino incrostato di avorio e di laminuzze di argento niellato, e grossi sgabelli di noce intagliati a sfingi, girigori e lacci aggroppati. Vi erano infine guastade di fiori ed una giga. Fra queste ed altre minuterie femminili però dominavano, appesi a' zoccoli e su pei tavoli, ogni maniera di attrezzi da guerra, lucenti, ricchi, ed in parecchi luoghi rintuzzati, sì che attestavano non avere appartenuto a poltrone. Più dentro poi, un letto coverto di un cielo di dommaschi paglini con grosse nappe che ne fermavano le bandinelle alle colonne attortigliate di noce brunito, un inginochiatoio con un libro di ore brutalmente alluminato, aperto, ed uno stipo capriccioso di forma, intarsiato di tasso a figure mostruose e fiori, su di cui una lamina di ossidiana forbita onde servire da specchio, e pettini, e calamistri, e vai, e fiori, ed un pugnaletto sottile come grosso spillo, e delle fiale che potevano contenere forse della nanfa, più probabilmente veleni. Presso ad una finestra infine sedeva giovane donna, neglettamente e semplicemente vestita tutta di bruno, ed assorta a contemplare il cielo così profondamente, che non si avvide dell'uomo penetrato di sì poca cerimonia nel suo santuario. Il qual santuario era, bello e buono, l'appartamento del castellano a lei per cortese affetto o per compassione ceduto. Il nuovo venuto gira lentissimamente intorno lo sguardo, poi aggronda e dice:
—Quante morbidezze!
A quella voce la donna si volge, gitta forte un grido, e retrocedendo fino al davanzale e tutta rannicchiandosi nella persona, convulsa e tremante sclama:
—Ildebrando!
All'esclamazione di entrambi succede un momento di silenzio. Finalmente l'uomo soggiunse: