—Piccolo mariuolo! in questo castello sei entrato coi piedi dalla porta, pensa a non uscirne del capo per qualche abbaino. Qui son tutti santi. Qui si parla più con gli occhi che con la bocca. Qui gli uomini non valgono un baccello di fava. Qui si nomina in vano il nome di Dio, almeno dugento volte al giorno, il vino si beve con l'acqua, alle donne si parla al buio. Se sarai santo in casa, come un apostolo, e diavolo al campo, come un gendarme tedesco, ti prometto io che di codesto tuo legno saprò cavarne alcuna cosa. Ma se ti dai troppo attorno a frascherie di donne ed a bazzecole mondane, come per esempio, la caccia, il suono, il canto, e che so io, prega il tuo santo protettore—e qui non mancheranno d'assegnartene uno—pregalo di provvederti di buone gambe per varcare di un salto i quattro ricinti del castello, perocchè te li farò saltar io dall'alto di qualche merlo. Per omnia secula seculorum.

» Il giovanetto, che intrepido e con gli occhi spalancati lo aveva ascoltato, risponde tosto:

Amen ».

» Il vecchio siniscalco sorrise, e dicendo fra sè:

—Questo galuppo la sa lunga, la sa »! andò via.

» Ricevuto di così strana guisa, Goccelino non si sconfortò, che anzi traendo partito dall'originale omelia dello zio, quantunque garzoncello, s'infinse e si adattò per modo a quella corte bigotta, che in pochissimo divenne il beniamino di tutti e paggio della contessa Beatrice. Il vecchio siniscalco strabiliava come egli, con settant'anni di fedeltà, non godesse di altrettanto favore, e ripeteva:

—Quello scimiotto di ragazzo infinocchierà tutti, infinocchierà!

Il ragazzo però crebbe adolescente, l'adolescente si fe' giovane, ed il paggio passò a scudiero. Un matto cappellano, che fabbricava versi come il cuciniere i pasticci a torre, si aveva tolta la pena di ficcargli nel cranio alcun buon migliaio di frasi latine, e gl'insegnava la gramatica, la teologia, la geometria. Non gl'insegnò filosofia perchè quello spropositato animale di mastro Donizone credeva Aristotile eretico. Vedete la bestial creatura! Nonpertanto lo addestrava in cento corbellerie di dialettica; nel tempo stesso che il marchese Goffredo se lo recava appresso saltando fossi a cavallo, fracassando crani della mazza ferrata, e forando corazze con la lancia. Goccelino sembrava un demonio nell'un mestiero e nell'altro—sebbene, a dir vero, meglio in quello del soldato che in quello del teologo.

—Diavolo, diavolo, sclama l'arcivescovo, ci sono anch'io. Ora so di chi si favella.

—Tanto peggio per voi, dice l'abate, e continua, stringendosi nelle spalle: