—Questo è il mio sistema, monsignore: ciascuno regola casa sua come gli torna.
—La bisogna deve mandarsi ad effetto stanotte.
—Anche adesso per parte mia. Ora sono tranquillo di coscienza.
—Eccoti dunque i cento danari patteggiati. Ma guardati di trufferie e di tradimenti, perchè sarebbero gli ultimi di vita tua.
—Salvo che morte anteriore non m'impedisca, non temete di nulla. Voi trafficate con un uomo onesto che vuole acquistar pratiche.
—Sta bene. Al palazzo di messer Cencio.
—Non vi occorre altro? andate in pace, se tuttavia non volete partecipare al nostro povero desinare.
Quei signori partirono.
La notte tutte le campane di Roma suonavano per la messa di Natale, allorchè il cardinale Ugo Candido, il vescovo di Bovino e Cencio, levandosi di botto dalla tavola dell'arcivescovo di Ravenna, da lui si accommiatano. Guiberto resta maravigliato del loro allontanarsi dall'orgia così presto; ma il vescovo di Bovino gli si accosta all'orecchio e pianamente gli susurra:
—Tranquillatevi, monsignore, ritorneremo subito. Andiamo ad uccidere papa Gregorio nella chiesa di Santa Maria Maggiore, e saremo qui.—Tranquillatevi.