—Bene sta, messer duca, dice Goffredo; il re saprà la vostra risposta, e piaccia a Dio che non voglia dimandarvene ragione.

—Egli avrebbe torto se ciò facesse, risponde Rodolfo mestamente. Ad ogni modo, noi siamo a tutto rassegnati, e cada su chi lo provoca lo spargimento del sangue civile. Onorateci intanto, sir di Buglione, accettare ospitalità da noi, così come possiamo offrirla a tanto nobile e prode cavaliere, ed insieme alcuna memoria della visita che ci avete fatta nel nostro real castello di Zurigo.

—Mille mercè, monsignore. Resterò tanto che possa far riverenza alla duchessa, e togliere conforto di cibo. Indi muoverò per Gerstungen, dove il re mi attende impaziente di vostra risposta.

—Il vostro piacere sarà fatto.

Alla risposta di Rodolfo, che fu concorde a quella di Guelfo il bavaro e Bertoldo il carintio, Enrico strabiliò, e cento disegni di vendetta imaginò da prima. Poi si acquetò, e rammollito per la defezione di costoro, simulò cedere agli scongiuri dei Sassoni e si arrese. Mandò perciò nel loro campo gli arcivescovi di Salisburgo e di Magonza, i vescovi di Augusta e di Wurzburg, e Gozzelone duca di Lorena onde trattar dell'accordo. I commissarii imperiali con gravi e solenni parole esposero lo stato miserabile del sassone paese, ed il seme di discordia che per tal loro condursi si spargeva nelle province germaniche. Li consigliavano quindi a rendersi a mercede sull'istante, stando essi medesimi col proprio onore garanti, che i deditizii avrebbero salvo persona, sostanze e libertà. Fu lungo e tumultuoso il discutere di questo partito fra gl'insorti; infine e' piegarono all'imponente andazzo dei tempi, e cedettero.

Venne quindi rizzato in mezzo alla vasta pianura, lungo la destra dell'Ebra, suntuoso padiglione col trono ornato delle insegne imperiali. Ivi, il dì seguente, Enrico IV circondato dei suoi principi in gran pompa si assise. Tutto l'esercito sotto le armi si schierò a due fila, fra le quali dovevano passare tanti prodi ad umiliarsi. Al cenno del re, i deditizii furono fra le armi accompagnati ai piedi del soglio. Precedevano i principi sassoni e turingi, l'arcivescovo di Magdeburg, il valoroso vescovo di Alberstadt, Ottone di Nordheim, Magno duca di Sassonia, il conte Ermanno, Federico palatino, Teodorico conte di Cantelenburg, Adalberto langravio di Turingia, i conti Rudiger, Sizzo, Bern e Berengario. Seguivano baroni, nobili, e quanti eranvi gentiluomini, valvassori, valvassini, e paggi non per anco armati cavalieri, in una parola chiunque aveva nome, stato e ricchezze fra i ribellati. Enrico li accolse maestosamente. Poi, mal consigliato, li diede a custodire ai suoi, finchè non avesse pronunziato sulla loro sorte. E la loro sorte fu questa: che, dimentico della parola dei suoi commissari, li confinò in fortezze lontane e malignate da paludi, e loro confiscò i beni che tra i suoi guerrieri ripartì.

In quel punto giunsero i legati del papa, i quali, avendo tenuto altri sentieri e non essendo stati impacciati da mali di vetture, arrivarono alquanti dì prima di Baccelardo. Ora udiremo da costui quale accoglimento e' ricevessero, perchè, di ritorno, egli è già, dove noi lo lasciammo, alla presenza di papa Gregorio che anela interrogarlo.

IV.

Un cri part, et soudain voila que dans la plaine
Et l'homme et le cheval, emporté hors d'haleine,
Sur les sables mouvants,
Seuls emplissant de bruit un tourbillon de poudre
Pareil au noir nuage où serpente la foudre,
Volent avec les vents.

Hugo—Orientales.