—Ma infine, Oddo, l'affare non può durare così, sclama Gregorio crollando la testa. Io son deciso: domani mi arrenderò.

—Avete detto, beato padre?...

—Che domani mi arrenderò. Già io non parlo di voi, che anzi metterò per patto alla mia dedizione che voi veniate rispettati e provveduti di viveri, finchè il pieno volere del popolo e del senato romano non vi ordini davvero di sbrattare il castello. Son sicuro che non vorranno fare difficoltà, perchè una volta che mi abbiano avuto nelle mani tutto cangia. Sa Iddio se non mi sarei volentieri lasciato morire di fame qui... Ma trascinarvi alla perdizione con me!... Qual colpa avete voi, uomini generosi, che dobbiate soffrir tanto? Eppure se avessimo potuto reggere ancora una settimana o due, chi sa? Io spero ancora in Alberada. Forse avrò torto, ma...

—Uhm! santo padre, voi non conoscete mica l'umor delle femmine. Sono come quel famoso corvo dell'arca di monsignor Noè. Figuratevi mo che ella voglia pensar più a due poveri vecchi papari, dei quali alla fin dei conti non ha poi tanto a lodarsi, e pensarvi quando, dopo non so quanti anni di prigionia, si trova libera, vicino ad un figlio e ad una mezza dozzina di mariti, con la volontà e la potenza di vendicarsi, senza forse saper che fare o poter nulla fare per giovarci... Bah! Il mondo dovrebbe esser cambiato d'assai, ed il diavolo dovrebbe fare ogni mattina la comunione, perchè colei si curasse ancora di noi. Ed io che le aveva posto amore come a figlia! Ma alla fin fine, ella ha altri doveri che la stringono più da presso, e non può tradir l'antipapa, che l'è marito, per noi che le siamo prossimo, e cattivo prossimo.

—È vero, mormora Gregorio dopo avere alquanto riflettuto. Perciò appunto domani mi arrenderò. D'altronde, io non so poi da chi possa aspettar sussidii. D'oltremonti no; perchè i Lombardi e gl'imperiali guardano le chiuse: d'oltremare potrebbe soccorrermi Guglielmo il Conquistatore dall'Inghilterra; ma colui si è spiegato chiaro che non vuol saperne delle cose della Chiesa, perchè ama meglio consolidare il fatto suo. Vi sarebbe il Guiscardo da Grecia; ma anch'egli ha colà i suoi guai—e poi col Guiscardo siamo a tali termini che, a quest'ora, già contro di noi avrà patteggiato con Enrico, e forse verrà sopra Roma a danno nostro. Sicchè non saprei come Alberada possa fare per porgerci aiuti—a meno che non volesse ricordare l'esempio di Stefania, la moglie di quello sventurato Crescenzio che ha lasciato il suo immortale nome a questa fortezza. Convinciamoci dunque, messer conte, che noi siamo ben folli a sperare, come tutti coloro che sperano altrove fuori di Dio; e rassegniamoci al nostro destino. Domani alzeremo bandiera bianca.

—Siete un famoso uomo se in questo stato di cose, beato padre, conservate ancora la voglia di scherzare, dice Oddo incrociando le mani sul petto e componendo la ciera ad alcun che di ironico.. Resa! resa? Se voi favellate da senno, bisogna dire che la fame vi abbia indebolito il giudizio. Voi lo avete detto che io non posso rendermi, perchè tengo il forte pel popolo e pel senato romano, ed ancora da costoro non mi è venuto ordine di dedizione. Voi poi, quanto a voi non dovreste neppure sognarlo per ombra, perchè, mi porti il diavolo! se quei bravi figliuoli di laggiù non vi taglieranno a ghiado appena vi terranno nelle mani. Così che parmi che valga meglio morire nobilmente qui, e morire martiri, anzi che andarsi a ficcare in mano a quei demonii come un becco che s'incammina al macello.

—Ho resistito quanto ho potuto, Oddo, risponde Gregorio gittando un sospiro: sono giustificato innanzi al mondo. Ora debbo pensare a Dio, e Dio proibisce l'omicidio—cosa che io farei se, restando più lungamente qui, rimorchiassi anche voi altri nella mia ruina. Dio proibisce il suicidio. Mi uccidano essi.

—Ed avete dunque deciso?

—Domani di darmi a discrezione.

Oddo si siede con un moto di disgusto e mirando in volto Gregorio, e tentennando il capo, brontola: