—Poichè a questa sfida deve succedere quella del coltello, io credo che si possa accordare il diritto di non restare immobile sotto i colpi dell'avversario.

—Sta bene. Giuochiamo a chi tirerà il primo. Si giuoco al tuocco.
Gabriele guadagnò.

Il combattimento alle pietre era il combattimento favorito del lazzarone. Aveva luogo d'ordinario per bande di quindici o venti giostratori, ed anche di più. Era una zuffa sovente pericolosa. Del resto, basta rammentare i lazzaroni del 1799, i quali fecero indietreggiare la cavalleria di Campionnet e sostennero a Ponte-Rosso tre ore di lotta, quasi unicamente alle pietre.

Filippo, che aveva un pastranello, lo cavò. I due duellanti si posero alla distanza convenuta in una cotale attitudine ch'ei non presentavano al nemico che il profilo sinistro, avvegnachè avessero la faccia volta l'uno all'altro, onde seguire con fissità ed attentamente i movimenti dell'avversario.

Noi non specificheremo le peripezie di questo combattimento, il quale esigeva l'agilità della scimmia, dei muscoli di acciaio, un colpo d'occhio rapido come il baleno, un'elasticità incredibile delle membra onde saltar d'ogni banda, piegarsi in tutti i sensi, appiattarsi, alzarsi, girellare su di sè stesso, slanciarsi, spiegare in una parola tutte le risorse della ginnastica, usare di tutti i mezzi di cui la natura ha dotati gli animali delle foreste per attaccare e difendersi.

Il lazzarone, non era esso il selvaggio delle latitudini incivilite?

In questo attacco, Gabriele fu colpito tre volte, senza molto male: Filippo due, anche senza pericolo, benchè ricevesse una ferita alla testa. Ma ei si limitò a stagnare il sangue con un pugno di terra, e continuò. Questi preliminari non dovevano servire che ad eccitare la collera dei combattenti. Il duello a morte cominciava.

Il duello al coltello è un'importazione siciliana a Napoli, spagnuola in Sicilia,—il combattimento alla navaja. Ma è altrettanto micidiale a Napoli che a Palermo ed in Ispagna.

I due avversarli si avvicinarono. Dai loro occhi schizzavano scintille feroci. Non vi si vedeva più il bianco: erano due punte di diamante a fiamma fosca e penetrante circondata da un'aureola rossa.

I due testimoni li collocarono di maniera che la luce del sole fosse egualmente divisa.