Infine, circa un mese dopo la sparizione del prete, Concettella udì un mattino un vivacissimo tintinnìo all'uscio.

—Gli è lui, gridò ella barcollando di gioia.

Non era Don Diego, ma una giovinetta prodigiosamente bella che fece irruzione nell'appartamento, come un raggio di sole, dalla porta mezzo aperta, gridando:

—Dov'è? dov'è? Egli non è lì? Non è lì? Lo hanno dunque veramente arrestato?

Concettella gettò un grido a quella parola arrestato. Ella seguì Bambina che correva da una stanza all'altra, picchiando le mura ed i mobili, rimuginando ogni cantuccio, rimuovendo tutto, non vedendo neppure la giovane donna che la seguiva e le domandava:

—Ma chi siete voi, signorina?

—Chi sono io? Sono sua sorella. E voi? Chi siete voi? Che fate voi qui? Da quanto tempo siete voi qui? Come ciò è arrivato? Quando l'hanno arrestato? Come? Da chi è stato egli arrestato?

—Cuore di Maria! sua sorella! gridò Concettella. Io non so nulla.
Arrivai da Procida: non era più qui.

Bambina cadde affranta sopra una sedia, sul seggiolone di suo fratello. Ella gemè forte, pianse, si fece raccontar tutto ciò che Concettella sapeva, tutto ciò che la poverina congetturava. Infine, senza aggiunger sillaba, Bambina si slanciò correndo, fuor dell'appartamento e scomparve.

Concettella restò pietrificata.