—Non cercate d'illuminare le sordide tenebre del presente con gl'irradiamenti dell'avvenire. Aggiornereste voi dunque la ricompensa del vostro servigio?

—Impossibile, gridò il gesuita, impossessandosi delle mani di Bambina e bruciandole del suo contatto. Io vivo di questo amore. Perchè io mi abbia forza di compiere la mia trasformazione, gli è mestieri che io sia sostenuto da questo elisir della vita. Voi non v'immaginereste giammai la devastazione incalcolabile che avete portata in me da sei settimane che vi conosco. Voi avete messo il fuoco al ghiaccio. Io amava quasi il mio stato, benchè me lo avessero imposto. Io ne compievo i doveri. Vi attingevo lo splendore che il mondo mi aveva rifiutato in un'altra sfera. I miei confratelli erano pieni di riguardi, anche per le mie debolezze. Quest'ordine, cui si calunnia tanto, aveva delle tenerezze di madre per i miei stessi smarrimenti. Tutto ciò mi è odioso al presente. Io divengo idiota. Io tradisco il mio ordine, nascondendogli dei fatti, degli attentati che potranno sconvolgere l'Italia, nella speranza che la società di Gesù sia spazzata dall'uragano e che io ritorni alla libertà. Voi avete fatto di me un miserabile. Voi mi domandate l'impossibile, e voi mi parlate ancora di… aggiornamento!

—Allora non mettete in conto l'avvenire e non favellate di amore.
Sapete voi solamente cosa sia l'amore?

—Ahimè! nol so che troppo. Ma voi non considerate dunque che, domandandomi un secreto di Stato, a me, gli è un secreto di confessione, forse, che voi mi chiedete?

—Giustamente perchè lo so, v'indirizzo questa dimanda. Voi non siete certo nè ministro nè re. Ma voi siete il depositario di tante indiscrezioni, di tante rivelazioni; voi ascoltate tutti i gridi delle coscienze ulcerate o dubbie; voi sorprendete, senza ch'altri lo immagini, tanti pensieri sprofondati nelle sentine dei cuori; voi analizzate tanti fatti che, dai briccioli di tutti codesti echi, potete costruire l'edifizio di cui ho d'uopo per dar la scalata alla sorte.

—Ma tutti quei secreti sono inviolabili, figlia mia.

—Che? voi domandate l'onore di una giovinetta, e voi trovate che vi sia ancora qualche cos'altro d'inviolabile? Voi siete allora infame a freddo, ipocrita, o stolido. Continuate la vostra via, mio Reverendo, ed impiccatevi se mi amate. Voi non mi avrete giammai.

—Bambina, figliuola mia, riflettete….

—Basta. Questa conversazione mi ha di già prostituita. Io mi fo orrore a me stessa del linguaggio che tengovi, delle questioni che mi pongo da ieri in qua. L'angelo della mia fanciullezza mi ha abbandonata, dopo che io sono a dibattere il modo della mia infamia. Non è dunque abbastanza? Voi gustate dunque la contaminazione della mia anima prima di pascervi del mio corpo; che insistete tanto ancora sul mercato? Partite. Che non vi vegga più giammai. Io riferirò a lady Keith il vostro messaggio, e…. siate maledetto, voi che avete, il primo, deflorata la mia innocenza.

Bambina proruppe in lagrime e si slanciò nel viale per fuggire. Il padre Piombini la tolse nelle sue braccia.