—Ecco appunto ciò che è impossibile, signor principe. Per una conseguenza triste e formidabile, io mi sono trovata in grado di apprendere un secreto terribile che riguarda la sicurezza della corona. Io non posso rivelarlo che al re, al re per il primo in vostra presenza.

—Ma avete voi un altro interesse, signorina, rivelando questo secreto, oltre il dovere di suddita fedele?

—Senza dubbio, signore. Credete voi che io farei tante istanze unicamente per salvare la corona di un re, che io non conosco, e che m'inspira pochissima simpatia?

Il principe di Schwartzemberg sorrise. Poi soggiunse:

—La situazione cangia allora, signorina. Dappoichè voi non siete un'eroina….

—Chi ve lo dice, signore? interruppe Bambina con vivacità. No, io non sono una eroina realista. Ma se voi sapeste ciò che questo secreto mi costerà, voi fremereste ed avreste pietà di me. Voi non ammettete dunque l'eroismo che in una sola sfera?

—Perdono, no, signorina. Ma l'eroismo si rimpicciolisce, se non scompare affatto, quando diviene un oggetto di scambio. Ora, ei mi sembra, se ho ben capito, che voi avete qualche cosa a dimandare al re come prezzo di codesto terribile secreto. E, dapprima, che sapete voi che codesto che voi possedete sia proprio un secreto, e che quel che voi credete tale non fosse da noi conosciuto?

—Voi nol conoscete, voi non sapreste neppur sospettarlo. Se poi io mi inganno, ebbene, me ne rimetto alla vostra coscienza, rigettate le condizioni che io propongo.

—Quali sono almeno codeste condizioni?

—Non posso neppur dirvele. Le apprenderete alla presenza del re. Ma, ve ne supplico, non insistete per istrapparmi ciò che ho il dovere di custodire. Io non domando nulla per me. La grazia che otterrò per un altro è un decreto di morte per me. Lo vedrete! voi potete confidarvi a me.