—Un'ultima parola, e ve ne prego vogliatemela perdonare. Vi è in tutto codesto qualche cosa di cui avremmo ad arrossire? Una macchia ad una stella….
Bambina si coprì il viso colle mani ed interruppe il principe con un singhiozzo.
—Io non sono una spia, gridò essa. È un sacrifizio di morte che io perpetro e non un'azione infame. Ma al postutto, io non ne so nulla. Io pago un debito…. Se fo del male a qualcheduno, gli è che io non posso altrimenti scongiurare il pericolo d'un altro…. Siate indulgente, signore. Se voi sapeste il decreto fatale che mi pesa sul capo, voi sareste misericordioso come Gesù. No, non mi disprezzate, no: io non sono nè spia, nè venale.
—Scusatemi, signorina, io non aveva alcuno intento di oltraggiarvi.
Sono rassicurato. Credo anzi di avere indovinato.
Il principe non aveva indovinato, poichè supponeva che Bambina avesse sorpreso un secreto in casa di lady Keith, cui si sapeva bazzicata da cospiratori, e che la giovinetta se ne servisse per rendere servigio ad un innamorato. Egli accompagnò Bambina fino all'anticamera e tutto il giorno pensò a lei.
Il re, incuriosito dell'istoria che il principe gli raccontò in modo abile, consentì a vedere Bambina, dopo aver fatto, ben inteso, una certa preghiera, per dimandare l'ispirazione divina. Egli confessò più tardi al principe che la memoria di Carlotta Corday aveva traversato il suo spirito, non ben nudrito di storia pertanto. Fu dunque convenuto che il dì seguente il re si sarebbe recato a Capodimonte e che quivi, incontrando come per caso il principe di Schwartzemberg, questi gli avrebbe presentato la giovinetta. Il principe si astenne bene dal parlare a S. M. della stupenda bellezza della spiona; egli aveva paura di allarmare la pietà di questo sovrano che credeva la bellezza soppannata sempre di uno strato di ovatta diabolica. Il principe fece brillare innanzi agli occhi del re la circostanza della dimora della giovinetta, fin là restata sempre impenetrabile agli agenti della polizia napoletana ed a quelli della diplomazia austriaca.
Il re, dal lato suo, era felice di apprendere qualche cosa, non avesse pure la gravezza che le attribuiva Bambina, un poco per paura della sua personale sicurezza, ma principalmente per umiliare il suo ministro della polizia, il quale si vantava di salvarlo, due volte ogni ventiquattr'ore, e si faceva pagare il salvamento.
Ferdinando II era prodigiosamente avaro.
L'indomani, il principe di Schwartzemberg aspettava Bambina con ansietà; e, per esser veri, e' bisogna aggiungere ch'era la donna anzi che la salvatrice, cui egli sospirava rivedere. Bambina giunse alle dieci. La s'introdusse immediatamente. Il principe gridò, scorgendola:
—Il re vi riceverà a mezzodì, a Capodimonte, signorina. Noi abbiamo quindi un'ora da attendere. Cosa posso io per farvela passare aggradevolmente?