—Vi è un uomo straordinario che ha rivelato ad una certa Bambina Spani un segreto del marchese di Sora. Voglio sapere chi è codest'uomo.
—Io posso in questo istesso istante rivelarlo a V. M. Gli è il padre
Piombini della società di Gesù.
—Come! egli avrebbe dei segreti che tace ai suoi superiori,—i quali ce li avrebbero certamente comunicati,—e cui rivela ad una sgualdrinella? I gesuiti sarebbero anch'essi contro di noi, per avventura?
—I gesuiti, sire, fanno come l'Inghilterra: accettano tutti i fatti compiuti. Per essi il diritto è a colui che lo esercita. Quanto al padre Piombini, egli ama quella fanciulla di una bellezza incantevole.
—L'ho vista, interruppe il re.
—Allora V. M. può giudicare della potenza del fascino che quella ragazza ha gettato sul suo confessore. In un altro secolo la si sarebbe bruciata viva come stregona. Nel nostro la si giudica come cantoniera, scroccona ed intrigante. Ella si reca ogni dì presso di quel confessore. Il padre Piombini va a vederla in casa lady Keith. Il vostro confessore esso stesso, sire, il santo vescovo di Patrasso, ha corso il pericolo di essere ammaliato da quella sirena. Ma egli ha rifiutato di vederla. Ella ha un fratello che la vende e che cospira contro lo Stato,—in questo momento a Santa Maria Apparente.
—Egli ne è uscito. Ed io debbo adesso nominar vescovo il fratello di quella cortigianella. Lo debbo: ciò avrà luogo stamane stessa.
—Sono io, sire, che lo avevo fatto imprigionare come cospiratore.
—E sono io che, dietro il rapporto del marchese di Sora, l'ho fatto mettere in libertà. Ma non si tratta più di ciò.
Il re si tolse dagli occhi del conte di Altamura ed andò ad inginocchiarsi nel suo gabinetto e pregare. Qualche minuto dopo rientrò e continuò la conversazione.