Ma anche in codesto Filippo gli antistava.

Come costui manteneva numerose relazioni al di fuori e si atteggiava a capopopolo, liberale, nemico dei Borboni, sospirando la Carta,—di cui ignorava il significato,—i condannati politici si servivano di lui per mandare i loro messaggi al di fuori e riceverne. Come lo si comprende bene, questi messaggi, all'uscita ed alla entrata, passavano sotto lo sguardo del conte di Altamura. Filippo era ricco e generoso, ed i politici erano quasi tutti poveri. Egli era turbolento e feroce, ed i politici desideravano vivere in pace e non confondersi cogli altri. Filippo li proteggeva. E' divenne per conseguenza ben presto necessario a quest'aristocrazia dell'ergastolo e si fece amare da lei. Egli ecclissò dunque Gabriele anche in codesto.

Un avvenimento decisivo doveva ravvicinarli.

La mattina stessa che il conte di Altamura partiva da Napoli per venire a Procida, i forzati si sollazzavano nella corte, al sole di ottobre,—sì vivificante e salubre nel mezzodì. Gli uni davano la caccia agli insetti nei loro cenci gialli; gli altri passeggiavano; altri, coricati supini, guardavano nel vago infinito: questi parlavano, quelli fumavano, mangiavano, si querelavano. I politici in un lato, formavano un gruppo, intorno al quale Gabriele girava, in mezzo al quale Filippo diceva dei lazzi. Alcune figure sinistre e brutali restavano a parte o abbordavano gli altri con cinismo, sapendosi temuti.

L'espressione generale di quei sembianti era l'indifferenza. E' sapevano tutti che per parecchi anni la terribile quistione del giaciglio e del pane quotidiano era risoluta per loro. La vita nel mondo era stata per costoro più miserabile, il pane più duro ed incerto, il covo più immondo. I legami di famiglia si spezzano innanzi ai cancelli della prigione. Si cangia di mondo. Si trovano in un altro medio, in un'altra atmosfera, in un altro sistema; prendono altre abitudini, altri sentimenti, altro linguaggio: la vita ha un altro scopo. Moglie, figliuoli, cessano di essere un carico, una risponsabilità, un bisogno, un'utilità; il muro della tomba s'innalza tra loro avanti l'ora. Questi oggetti amati un giorno si veggono adesso raramente, forse non si riveggono giammai; non si ode di loro che una voce: il lamento,—lamento cui il prigioniero è impotente a lenire, e che quindi gli giunge come una ferita che lo tortura. Si sentono ristucchi, si soccombe, si diventa insensibili. E tutto ciò, quando si ha fame, quando si ha freddo, quando si è quasi nudi, quando si è battuti di qua, scroccati di là, quando le ore della vita non sono più nelle mani di Dio, ma alla mercè di mille accidenti sinistri, di mille odii, di mille collere!

Coloro che avevano una speranza nel cuore mostravano dei visi più animati o più tristi. Il loro tipo era più individualmente marcato. Ma anche i più giovani avevano quell'aria di caducità, cui la mancanza di cure igieniche, del magnetismo femminino, dell'aere battuto e rinnovellato di lontano, del sentimento della lotta nella società, stempera sulle fisonomie. L'indifferenza è un terribile deprimento fisiologico.

In generale, si parla basso. Rari canti. Si canta talvolta in prigione, ma quando si è soli o si può isolarsi anche in mezzo della folla. Il sorriso era ammalato; e se era fragoroso, gli era un ringhio convulsivo. Non atmosfera per le idee; si ripete stamane ciò che si era borbottato ieri, forse in un tuono più alto o più basso. La parola sembra incolora, malgrado il fitto buio della tinta del gergo. La voce istessa perdeva la sua individualità accentuata e diveniva un'eco monotona del tuono generale del bagno. Si vedevano degli occhi spenti fiammeggiare di un lampo e riestinguersi subitamente come un razzo che cade nell'acqua. Tutti si lamentavano. Nessuno accoglieva il gemito di altrui per addolcirlo, alleviarlo, o consolarlo. La conversazione era stupida come un dizionario. Imperciocchè se qualcuno ha un pensiero vivente, lo nasconde e lo rumina sul suo origliere, o lo susurra all'orecchio di un complice come un secreto. Al bagno non vi hanno amici: non si ha che complici del medesimo sovvenire o della medesima speranza: ieri o dimani! L'uomo che vive all'altra estremità della catena che li lega, è un incubo spaventoso, abborrito, intollerabile; il bagno li fa gemelli della disperazione e dell'odio. Trascinare dietro a sè un altro quando si ha appena un me, gli è il supplizio di Mesenzio che ribadiva i vivi ai cadaveri. Non potere astrarsi, gli è un sentirsi vuotato di anima, espropriato di sè stesso. La vita, impantanata, di già, diventa fetida e mortale. Malgrado l'aria aperta, si respirava male, ed un odore nauseabondo ed indefinibile si sprigionava da dovunque e da chiunque,—dalle mura, dai cenci, dai corpi, dagli sguardi, dagli aliti.

I politici essi stessi subivano questa putrefazione del morale sotto l'abbiosciamento del fisico. Ciascun d'essi era accoppiato con la catena ad un condannato per delitto comune. Di guisa che, e' non potevano neppure più abbandonarsi all'attrazione reciproca: la corrente era franta da questi corpi repellenti. Il loro ascendente di educazione, di fortuna, di nascita, si annientava: essi non aveano alcuna presa sopra quelle nature inaffini. L'uomo addimestica le creature più feroci del deserto, della savanna, delle jungle; egli non addomestica mai il sentimento dello schiavo: l'uno è un istinto; l'altro una volontà.

Il gruppo dei politici, incrostato di quella ganga involontaria, ascoltava i rumori del di fuori, cui Filippo aveva acciuffati alla grata da un parente che era venuto a vederlo. La polizia terrorizzava Napoli. Dei numerosi arresti avevano avuto luogo. L'Austria faceva avanzare un esercito negli Stati del papa. L'Inghilterra brontolava. Il signor Guizot si faceva piccino piccino per scivolare tra le dita dell'Austria. Pio IX tuonava. Carlo Alberto stava in agguato, in aria torva e selvaggia…. e che so ancora. Tutto ciò abilmente frammisto a speranze onde provocare a terrore, onde paralizzare l'azione.

Gabriele si ravvicinò. Filippo parlava alto; non vi era dunque indiscrezione ad udire. I politici commentavano quelle novelle, ciascuno secondo il suo criterio;—ciò che Filippo desiderava anzi tutto. Il bagno era per la polizia il termometro dell'opinione pubblica al di fuori. Tutto ad un tratto, Filippo si rivolse a Gabriele e gli disse: