—Io ti darò tutte le soddisfazioni che vorrai; tu mi ucciderai come un cane se ciò ti gradisce…. che m'importa la vita a me? Io viveva per lei…. Se fossi fuori, avrei a vendicarla…. Ma passeranno degli anni, prima che io mi sciolga da questa catena…. Allora, tu lo vedi, tu farai di me ciò che si fa di una carogna. Io non dimando che una cosa.
—Nessuna condizione! gridò Filippo interrompendo.
—Non si tratta di condizioni: te le lascio mettere tutte. Io non voglio che questo: voglio vedere un'ultima volta Concettella. Fammi grazia di questa dilazione. Ella verrà, oh! sì, ella verrà ancora, colpevole o no. Mi diede tanti giuramenti! Ha tanto sofferto! voglio sapere come ha soccombuto; fino a quale fondo d'abisso è rotolata. L'è la passione di Gesù Cristo che quelle cadute! si ha il suo Calvario prima di morire. Io sento che se io fossi al tuo posto, ti accorderei la dilazione cui ti dimando. Ci batteremo poi anche una volta al coltello, tu sai che io non ho paura, e che non può essere per paura che ti dico: Aspetta ancora qualche giorno. Io non ebbi gioia o dolore che per lei. Comprendi tu che giorni d'inferno saranno questi di aspetto per me? Sarà la tua vendetta, questo mio supplizio dei giorni prima che rivegga quella donna. E la vedrei poi…. Orrore! no, no, uccidimi all'istante. Lasciatelo dunque. E' sarebbe troppo soffrire.
—In guardia allora, gridò Filippo, cui gli altri forzati lasciarono libero, mettendosi in parata.
In quello stesso momento, dal fondo del cortile la voce di un carceriere gridò:
—Gabriele Esposito, una donna ti domanda al parlatorio.
—Ohè! Gabriele Esposito! si gridò da tutti i punti.
Gabriele ricevè come un colpo al cuore. Quella donna non poteva essere che Concettella. Dio gliela gittava sotto la mano perchè egli la giudicasse, al momento stesso che la si accusava. Ella era innocente. Ma, innocente o no, egli la rivedrebbe un'altra volta. Ah! sventura a Filippo se egli l'aveva calunniata! Se costui era stato ben ragguagliato e che Concettella fosse veramente rea, a che gli servirebbe la vita, poichè e' non poteva vendicarsi? Trascinare questo martirio nella mente per degli anni! nudrire questo avoltoio dei briccioli del suo cuore! contemplare questo spettacolo, notte e giorno, nel sogno e vegliando, quel prete e quella giovane tanto diletta, allacciati come la Fede e la Carità, traversare la vita come Francesca da Rimini e Paolo traversano l'eternità nel magnifico quadro di Scheffer! Ciò era insopportabile. La morte era l'obblio, la pace. Egli guardò dunque Filippo con aria grave e severa, e, cessando dal supplicare, gli disse:
—Vieni.
Filippo esitò. Un mormorio scoppiò infra i galeotti, e l'un d'essi, un politico, gli disse: