Il vescovo del diavolo.

Il suicidio di Bambina passò inavveduto. Non vi era a Napoli, a quell'epoca, medico del municipio della polizia per constatare il decesso, ed il parroco trovava sempre buone, naturali ed opportune le morti ove eranvi dei funerali da celebrare.

Quando Don Diego mise il piede in casa sua, Bambina si decomponeva, dopo quattro giorni in una specie di nicchia, cui lady Keith le aveva comperata, in una cappella di Confraternita al cimitero.

Bambina aveva letto in qualche libro, od aveva udito raccontare da suo fratello, gli effetti dell'avvelenamento per mezzo della morfina, a proposito della singolarità di questo tossico, il quale uccide l'uomo e non uccide il coniglio, neppure ad alte dosi. Il coniglio l'elimina per la secrezione urinaria. Ella aveva calcolato sur una morte relativamente dolce, lenta, senza sofferenze atroci, senza le convulsioni che deformano, dopo aver concesso due o tre ore di delizie e lasciato al suo amante una di quelle memorie, cui nella vita nulla cancella, nulla attenua.

Il P. Piombini non venne.

L'agonia della povera creatura fu atroce. Non pertanto ella non si pentì, non invocò soccorso. Al contrario, spiegando il ritardo del P. Piombini per un disastro sopravvenuto, il suo desiderio di morte aumentò.

All'alba dell'indomani, Concettella entrando nella camera, trovò Bambina morta sul letto di suo fratello, i lineamenti composti, il viso calmo, come se ella si fosse addormentata dopo una insonnia tempestosa. Concettella si spaventò, ma non sospettò neppure del suicidio della fanciulla. Ella si disse:

—Ahimè! ci lamentiamo del dolore? ma no, è la gioia che uccide!

Don Gabriele, non curò cavarla di errore.

Il parroco che intravide forse la verità, si guardò bene dal farne motto. Imperocchè, denunziare la faccenda alla polizia gli era un consegnarle il cadavere; e non più cadavere, non più funerale, non più guadagni. Il santo uomo si tacque.