—Brava! stavo per dimenticare il pacchetto di ferruzzi a calze!

Il cane ed il gatto che vedevano tutto quel garbuglio, sembravano inquieti. Si sarebbe detto che presentissero qualche cosa. Il gatto, per l'innanzi così sonnolente, non si stancava più di fare ru-ru attorno alla gonna di Bambina, di stropicciarsi a lei carezzevolmente, di saltar sulle ginocchia di Don Diego. Il cane seguiva tutti i passi dei padroni, testa giù, dovunque andassero. Il suo occhio, un dì sì dolcemente malinconico, ora era estinto. Non commetteva più guasti, ed assiso sulle lacche, allungava la testa con tristezza sulle ginocchia del fratello e della sorella. Il solo essere ingrato o noncurante della casa, era il maiale. E nonpertanto era desso che era stato il più colmo di attenzioni…. interessate. Se la Bambina negligeva un tantino la dose o la qualità delle sue pietanze, Marco grugniva, brontolava, s'impazientava pure, ed andava a rovesciar la pentola, tirava per la gonna la padroncina e sporcava le calze di lei. Infine, un mattino, un contadino venne, gli legò una corda al piede destro e lo condusse via fra le grida le più strepitose. Bambina si sentì commossa fino alle lagrime. L'aveva preso piccino piccino, ed a forza di cure ne aveva considerevolmente sviluppata la quadratura. Questi dettagli, ridicoli e volgari, formavano tutta un'iliade per i due emigranti: gli era l'addio per sempre al passato ed il baratro tenebroso dell'avvenire.

Infine, quindici giorni dopo la condanna del vescovo, tutto era pronto per la partenza. La vigilia, Don Diego andò all'albergo e fermò due posti d'interiore nella carrozzaccia squinternata che faceva il servizio da Lauria a Salerno. Il cocchiere s'impegnò a somministrargli un veicolo da Salerno a Napoli. Si doveva partire all'indomani, tredici ore.

La sera, il conte Craco mandò una lettera ed un pacchetto per il barone di Sanza, suo figlio, ed un paniere di commestibili per la via ai viaggiatori. Il conte li aveva fatti pregar pure di attendere a dormire in casa sua, lì, nel borgo superiore, vicino all'albergo. Don Diego lo ringraziò. Il fratello e la sorella, vestiti, coricarono sulle foglie di gran turco tolte dai pagliaricci. Che notte di freddo, d'insonnia, di angoscia, per il fratello! che notte di sogni d'iride per la sorella!

Infine, l'alba biancheggiò a traverso i vetri delle finestre senza bandinelle.

Don Diego respirò. Bambina si addormentò. Quando Don Diego entrò nella camera di sua sorella e vide la giovinetta accosciata sur un mucchio di foglie, avviluppata nel mantello, ma la bocca infraperta, le labbra rosse, il respiro leggero, la figura calma in un sorriso abbozzato, la fronte un po' madida, le braccia bellamente curvate sotto la testa, le sue grandi palpebre abbassate…. e' si sentì rimescolare il cuore. Una lagrima cadde sulla sua mano. E' s'inginocchiò e cercò nella sua memoria una preghiera per benedirla. Poi uscì. Accese il fuoco,—l'ultimo che doveva riscaldare quel focolaio che li aveva visti piangere, soffrire, balbettare le loro prime parole, che aveva riunito la povera famiglia per tante lunghe notti d'inverno, cui i due operai avevan passate lavorando. Il camino bruciava male. Don Diego terminò gli apparecchi di viaggio ed i pacchetti.

Il conte di Craco venne a dare loro un addio. I suoi domestici portarono ai pellegrini il cioccolatte dell'asciolvere. Don Diego andò a risvegliare la Bambina. L'ora della partenza avvicinava.

Bambina si acconciò ed uscì. Era gaia. Si sedè vicino il fuoco e si cioncò il cioccolatte, mentre i famigliari del conte portavan via i bauli ed i pacchi alla corriera. Nessuno parlava.

Bambina cercò il gatto per dargli un pezzetto del suo pan burrato. Il gatto era scomparso. Bambina cominciò a perdere il suo contegno calmo. Il cane restava al suo posto. Il conte gli fece passare un collare per condurselo a casa. Bisognò trascinarlo, strangolarlo, prenderlo in braccio per distaccarlo dalla casa. Non mordeva, gemeva come una Maddalena. Ciò scosse Bambina. I suoi occhi si umettarono. Infine bisognò lasciare quella dimora.

Don Diego ne uscì il primo, a passo fermo ma celere. Non osò voltarsi indietro. Era eccessivamente pallido. Le sue mani ed i suoi labbri tremolavano; la sua parola era male articolata. Bambina fece il giro della casa, ne uscì a passi lenti; ma, varcando la soglia, le sue lagrime esplosero, il singhiozzo la soffocò. Si sentì annichilita. Le parve mettere il piede sul vuoto e rotolar nell'abisso. Il conte le prese paternamente la mano, le diede il braccio, e la tolse via da quella porta ove la era caduta a ginocchio. Don Diego era partito e tirava su senza fermarsi. Premeva la mano sul cuore per reprimervi la tempesta. Bambina, annegata nelle lagrime, disse addio al conte e salì in vettura. Don Diego si fermò un istante per susurrare all'orecchio del conte: