—Ma che ho dunque fatto? domandò Don Diego con una voce soffocata, che ho dunque fatto che mi si tratta peggio dei forzati?

—Ciò che i forzati non fanno, rispose il commissario. Voi vi mischiate degli affari del vostro paese, della sua morale, del suo governo, di libertà, di dignità e di non so che altre fandonie. Ma quando si ha la perversità di cospirare contro lo Stato, si dovrebbe almanco avere abbastanza spirito per scegliere i suoi complici.

—Ma io non cospiro, gridò Don Diego.

—Contatela ad altri, figliuolo, replicò il commissario. Non sono forse i vostri amici che vi hanno denunziato?

—I miei amici! Ma io non ho amici, io.

—I vostri complici, se vi piace meglio, Insomma, coloro che conoscono i vostri fatti ed i vostri pensieri.

Don Diego parve schiacciato.

—Voi non sapete mica dunque, innocente provinciale, continuò Campobasso, che quando voi cospirate, noi altri, noi, siamo sempre un po' della partita. Cercate bene nella vostra memoria, e vi ricorderete chi ha potuto essere il vostro Giuda.

—Io non ne conosco alcuno, replicò Don Diego con semplicità.

Poi soggiunse, per correggere lo sbaglio: