Questa lettera gittò Don Diego nello stupore. Egli contemplò sua sorella con un'attenzione ostinata, come se avesse voluto scovrire nei tratti della giovinetta la sorgente di quei miracoli, poi gridò come un uomo stordito, indirizzandosi a sua sorella ed al barone di Sanza:
—Io non posso contenermi. Bisogna che vi legga la lettera.
E la lesse. Bambina si coprì il viso con ambo le mani per nascondere la sua commozione. Tiberio sorrise leggermente senza manifestare il minimo turbamento.
—Che mi consigliate voi, amico mio? dimandò Don Diego.
Il barone si levò, prese il suo cappello e rispose:
—Io conosco quell'uomo. Egli vuol essere consigliere di Stato, segretario generale del suo ministero, forse anche ministro. Bambina è il prezzo di quei posti.
Ei salutò ed uscì, udendo Don Diego che mormorava come atterrato:
—Suicidarmi, divenir spia, prostituire mia sorella: ecco la mia sorte! No: Dio non c'è!
Bambina che accompagnava il barone di Sanza, gli susurrò a voce bassa:
—Avrei da parlarvi.