Il gesuita intravvide un innamorato nel barone di Sanza, e quindi un terribile ostacolo a demolire.

Il colloquio fu tempestoso, quantunque Bambina distratta ed affannata non rispondesse che per monosillabi. Il padre Piombini, esaltandosi per gradi, obbliandosi, cieco, inconsciente quasi, fece in fine esplosione:

—Io ti amo! disse egli con voce strangolata. Sei tu contenta adesso che mi hai strappata questa terribile parola? Perchè sei tu ritornata? Io godeva della pace da parecchi anni. Io credeva che il mio cuore fosse disseccato. Tu vi hai messo tutte le fiamme dell'inferno. Io non sono stato sempre gesuita. Io era il conte Bonvisi. Io fui marito di una donna amata. Io fui alla corte di Vienna ambasciatore del duca di Modena. Io era ricco di un milione…. Io aveva gittato tutto ciò in una tomba. Tutto ciò può risuscitare. Vuoi tu essere mia? Vuoi tu avere pietà di me?

Bambina si alzò e si slanciò fuori la chiesa come una colomba morsicata da un serpente. Era stata ella colpita?

Il barone di Sanza che si presentò da lei verso le cinque, la trovò ancora tutta sconvolta. Ella si guardò bene dal dirgliene la ragione, e, cosa più grave ancora, ella tacque altresì a suo fratello questa visita fatta al gesuita. La devastazione si operava nella sua anima. Ella aveva tanto desiderato l'abboccamento col suo compagno d'infanzia di Lauria, ella aveva provato un'ansietà malaticcia pel ritardo di lui, ed ora che colui era quivi per ascoltarla ella ne sembrava contrariata. Ahimè! Bambina aveva cessato di essere fanciulla e la sua coscienza non era più vergine. Il confessore aveva violata quell'innocenza come un calabrone profana la corolla della rosa. Ah! se le madri avessero il pudore dell'incredulità e dell'empietà, quante più fanciulle entrerebbero nella stanza nuziale col candore dell'infanzia!

—Scusatemi se ieri non mi sono recato al vostro appello, disse il barone di Sanza. Io sospettai perchè avevate desiderato parlarmi e voleva avere qualche cosa a rispondervi.

Questo tuono cerimonioso e solenne mise il colmo al turbamento di Bambina. Ella, che l'anno scorso ancora chiamava il barone corto corto Tiberio, ed egli che le dava del tu! Quale accidente si era dunque rizzato tra loro e li aveva cangiati così? Bambina portò gli occhi sul giovane onde assicurarsi se era proprio lo stesso, che l'anno scorso, alle vacanze, a Lauria, le aveva susurrate di così dolci parole e che aveva aperta alla sua fantasia la porta dei sogni d'oro.

Sì, mia povera figliuola, gli è bene lo stesso individuo, ma non è più la medesima maschera, non è più la medesima scena, non sono più le medesime circostanze. Lo studente in via di divenir diplomatico, che dalla capitale cade in provincia e che incontra nella casa di suo padre questa perla di bellezza e di purità, si sarebbe creduto disonorato se non le avesse spippolato qualche madrigale,—sopra tutto dopo aver passato i begli anni dell'infanzia insieme a cercar nidi, a giuocare a mosca cieca e dar la caccia alle farfalle il giorno ed alle lucciole la sera. Ma a Napoli, ma essendo uno dei lions della moda, ma penetrato di già nel tempio di Iside della carriera diplomatica, ma in faccia alla poveretta affagottata in un astuccio di monachetta, lui, il barone di Sanza, tu la figlia del sarto…. ah! povera figliuola, di', di' dunque, è questi il medesimo uomo? Se il barone di Sanza non fosse stato un giovane d'onore, egli avrebbe, tutto al più, divisato di far di Bambina un tastullo d'amore. Ma egli rispettava ciò che suo padre stimava: il carattere del fratello, l'innocenza della sorella.

Tiberio aveva ventitrè anni, ma sembrava più attempato. Portava tutta la barba,—quel primo getto della giovinezza, soffice e vellutato, che s'imbeve di sole e corrusca di quel color d'oro tanto caro a Tiziano cui ammiriamo nel ritratto di Carlo V. Aveva occhi verdi, ma vivi, ciò che ne faceva scomparire la fredda ferocia; la pelle bianca lenticchiata, ciò che toglieva alla sua costituzione i sintomi della debolezza. I suoi lineamenti erano belli, somiglianti a quelli di Cesare Borgia. Era alto e ben proporzionato, ciò che aumentava l'eleganza del suo portamento e delle sue maniere. La sua solennità affettata mascherava la lentezza della sua intelligenza, la quale aveva bisogno di riflettere per comprendere. Il suo cuore, anch'esso, si commoveva con calma. La natura lo aveva dotato di un'organizzazione linfatica; ma il barone di Sanza aveva avuto la scaltrezza di farsi un merito di questa opacità e di far passare questa indigenza di vitalità per l'opera della volontà.

La sua istruzione non era estesa, ma era solida. Aveva il giudizio dritto, il sentimento della giustizia, l'amore della libertà, benchè non ripugnasse alla monarchia. I suoi costumi si modellavano su quelli dell'aristocrazia inglese o piuttosto quella parte dell'aristocrazia inglese che si dà alle pubbliche funzioni. Ascoltava bene, conservava il segreto con fedeltà, aveva il coraggio dell'uomo che si stima e che ha la coscienza di fare il suo dovere in tutto ciò che fa. Aveva avuto due duelli con due ufficiali svizzeri, cui aveva feriti. Il mondo lo ricercava. Le giovanette ne almanaccavano come di un buon partito, benchè il barone fosse relativamente povero.