—Ah perchè non siete arrivati prima—gridò Metek con una voce di rimprovero, arringando gli orsi—briganti.... vigliacchi...
E non continuò la sua frase...
IX.
I lupi, incomodamente interrotti nel loro festino da quei parassiti intrusi, che venivano ad imporsi al banchetto senza aver sostenuta la battaglia, fecero voltafaccia allʼistante. Gli orsi retrocessero di qualche passo, e si addossarono ad un macigno, onde avere le spalle sicure; poi si assisero sulle lacche, sporgendo la gola aperta ed incrociando sul petto le loro zampe anteriori. I lupi si spiegarono in mezzo cerchio intorno ai loro nemici, alla distanza di tre quattro metri. Noi restammo indietro, spettatori attoniti, in mezzo a quellʼimmenso macello. I combattenti dei due campi si squadravano: i lupi invitando gli orsi a prender lʼiniziativa, provocandoli coi ringhi quasi beffardi; gli orsi aspettando con pazienza che la flemma dei loro nemici si esaurisse. Non erano essi padroni del tempo e dello spazio? Un nugolo di corvi calò sui rami degli alberi, e sembrava incoraggiare, collʼorrido gracchiare, la collera sorda dei combattenti. Una doppia fila di volpi si costituiva spettatrice in distanza, senza muoversi, neutrale. Gli orsi tennero fermo. I lupi, aizzati forse dalia fame o più esasperati, perdettero la pazienza. Qualcuno dei più arditi saltò sui due pilastri di carne e di pelle, che li sorvegliavano. Invece di fare gomitolo e scagliarsi di un balzo sugli orsi, i lupi si avanzarono alla spicciolata, e si spiegarono a ventaglio. Questo fu il loro errore e la nostra salvezza.
Gli orsi cominciarono ad agitare le loro zampe come una clava di acciaio. A destra ed a manca, a manca ed a destra.... ad ogni sgrugnare si schiacciava un cranio di lupo.
—Andiamo in soccorso dei nostri amici, disse Metek.
Avevamo caricati i nostri fucili ed i nostri revolver. Facendo un mezzo giro vicino alle volpi, giudici del campo, andammo a collocarci a fianco degli orsi. Il nostro intervento inaspettato, non sperato, cagionò un momento di sorpresa in mezzo ai due campi. Ma lʼattacco essendo principiato, era oramai impossibile di rimettersi in guardia. I lupi si sbrancarono in massa. Noi non avevamo ad occuparci dei nemici onesti e franchi che si facevano avanti, colla testa alta, e si trovavano per conseguenza alla portata delle zampe o dei denti degli orsi. Noi sorvegliavamo i traditori, vale a dire quelli fra i lupi che strisciavano e miravano al ventre, poco difeso, dei loro nemici. Noi facemmo fuoco su questi vigliacchi. Gli orsi esitarono un momento, udendo dʼaccosto a loro quellʼesplosione di cui non comprendevano lʼintenzione. Ma, come videro i lupi fulminati avvoltolarsi ai loro piedi, essi si persuasero dellʼimportanza del nostro intervento, e divennero meno cauti.
Io non saprei dipingervi questa mischia. I lupi, lanciati da tutti i lati, piovevano a cinquanta metri in circolo, schiacciati, lacerati, sventrati, col cranio fracassato, cadevano sotto le nostre palle, senza neppur gettare un urlo. Essi rincularono nella loro prima posizione.
—Se ne andranno? domandai io.
—Eh! non ancora, rispose Metek; essi hanno troppa fame.