Con un istinto ammirevole, fin dai suoi incunabili, questo impero russo ebbe coscienza del destino che lo spingeva e guidava. La sua aspirazione è lʼOriente. Il suo centro, Costantinopoli. Esso abbraccia il cristianesimo bizantino e mantiene i legami naturali tra i popoli conquistati ed i popoli della medesima razza slava annessi. E quando Costantinopoli, al XV secolo, cadde in potere dei Turchi, lʼidea morale, i frantumi tradizionali e materiali dellʼimpero di Oriente, si trovano agglomerati in lui. Lʼunità orientale fu così rappresentata dallʼimpero russo in faccia dellʼoccidente sbocconcellato. Questa posizione, queste tendenze assorbenti, sarebbero di già esse sole bastate per svegliare la rivalità delle nazionalità nascenti della medesima razza: lʼUngheria, la Polonia, la Svezia.

Gli Stati slavi dellʼEuropa centrale però non si fondarono con la medesima facilità e con la medesima celerità! La Polonia, la Boemia, lʼUngheria, la Prussia, la Transilvania, la Lituania, la Moravia avevano la medesima costituzione politica—vale a dire, il principio elettivo dei popoli primitivi sfuggiti alle strette di Roma. Essi avevano la stessa legge del suolo e dei costumi; e quindi una vicissitudine tempestosa di principati locali e passaggeri.

La Boemia, cittadella dellʼindipendenza slava, legata agli slavi per la razza ed ai Germani per glʼinteressi, sempre irresoluta in fra i due, attaccata dagli uni quando la si collegava agli altri, non seppe padroneggiare la situazione e profittare della sua civiltà brillante e precoce. Sotto Ottocaro III, la Boemia rifiutò lʼImpero e lo fece passare nella casa dʼAustria. Sotto Carlo IV, al momento di divenire il centro della potenza imperiale, ripugnando, a causa della sua natura slava, da tutte le combinazioni artificiali, la Boemia ricadde nellʼirresolutezza e divenne la preda dellʼinflessibile ascendente austriaco.

Una sorte eguale, per le medesime cause, toccò allʼUngheria. Centro, sotto Attila, della dominazione delle razze asiatiche, essa fu sempre un punto di attrazione per questi popoli. I maggyari, slavi, ma della famiglia semi-asiatica delle razze dellʼUral e della Volga, dominarono la razza slava indigena. Poscia, organizzati a casta conquistatrice e guerriera, respinsero le invasioni asiatiche. Essi avrebbero potuto dirigere, in luogo della Russia, lo slavismo dellʼimpero orientale; ma il cattolicismo che avevano abbracciato, li tenne a parte e li condannò allʼinferiorità politica.

Il cattolicismo non è simpatico alla natura slava; e là stesso ove lo si è impiantato, esso ha cangiato di carattere. Sradicata senza sforzi, presso gli Scandinavi, alterata nel suo spirito in Polonia, in Ungheria, in Boemia, la dottrina cattolica ha contribuito alla caduta di questi Stati sotto la pressione dellʼinvasione tedesca e dellʼascendente russo, mentre che dessa paralizzava la loro influenza sullʼimpero dʼOriente. Gli è al cattolicismo altresì che la Polonia deve le sue vicissitudini ed una parte delle sue sventure.

In uno Stato di quasi anarchia per parecchi secoli sotto i suoi dodici woivodi o palatini, la Polonia si presenta col nome di regno al XIV secolo e forma uno stato, mediante la sua riunione con la Lituania, sotto il dominio dei Jagelloni. La sua rivalità colla Russia comincia alla sua culla e riempie la sua storia—passando per le medesime fasi della lotta che sʼimpegna tra lʼInghilterra e la Francia. E forse questa rivalità avrebbe finito in una fusione violenta sotto lʼinvasione degli antichi Unni di Attila, divenuti i Tartari di Gengis-Khan, se un baratro profondo e fatale non li avesse divisi per sempre, il cattolicismo, alimentato dallʼinfluenza astuta ed interessata della corte di Roma.

Il ritorno degli Asiatici arrestò per lungo tempo lo slancio della civiltà slava.

La razza slava ha dovuto lottare perpetuamente contro i popoli nomadi, arrivando dalla medesima direzione, ma non essendo sempre della medesima razza, puramente asiatica. La razza bianca occupò originariamente tutta quella parte dellʼAsia che guarda lʼEuropa, ove la presenza della razza gialla è recentissima: la Siberia, il Caucaso, le contrade della Transoxiana e del Caspio.... quelle contrade insomma che la Russia conquista adesso lʼuna dietro lʼaltra, con grande spavento della Turchia, della Persia, e dellʼInghilterra,—la quale vede le sue possessioni indiane separate dalle russe, nellʼAsia Centrale, unicamente dal Punjab. Le sabbie che sterilirono paesi un dì fertili, e lʼindebolimento consecutivo di queste popolazioni, incapaci di difendersi contro le invasioni asiatiche, determinarono il ritorno della razza bianca nellʼOccidente dellʼEuropa.

Questi popoli—Sciti degli antichi—per gli slavi e gli orientali ora i Petscienequi, i Torqui ed i Polovtzi, ora i Turcomanni ed i Tartari, erano una varietà della razza bianca europea, che reagivano su questa, in virtù della legge dellʼaffinità. Il nome di Tartaro è stato attribuito ora alla razza mongolica che lo porta ancora al presente—e che, al contrario, distrusse la potenza dei Tatari con i quali li si confonde. I Tatari avevano molestato la razza slava. Sotto la pressione delle orde mongoliche, i differenti rami degli slavi si collegarono, si fusero. Le regioni lasciate vuote dai Tatari furono occupate dai Cosacchi dellʼUkrania, del Don, e dellʼIaik—un miscuglio di soldati, di avventurieri e di cacciatori, che ebbero lʼincarico di difendere questa frontiera contro gli stabilimenti fissi dei Tatari della Crimea e delle orde formidabili dei Kan del Kaptsciac o dellʼOrda Dorata.

La razza mongolica si scatenò contro la Russia con una ferocia senza mercè. La divisione dei popoli slavi favoriva la sua invasione; ma lʼinvasione provocò, per controcolpo e per necessità di difesa, lʼunità slava e la creazione affatto asiatica dellʼautocrazia dello Tzar.