Dal fuoco di mezzo si staccarono allora due uomini: uno che tennesi a due passi indietro, la mano sulle pistole della sua cintura; lʼaltro che procedè incontro a me. Eʼ mi sbirciò un momento, poi sciolse il suo mantello e mi stese le due mani. Io riconobbi il mio amico, il colonnello Costabile Carducci.

Questo bravo, nobile, disinteressato patriotta—oggi obliato dai martiri scialosi rimpinziti—aveva spigolato una sessantina di Albanesi, e con questo manipolo di gente determinata, recavasi nel Cilento per ravvivarvi lʼinsurrezione. Io provai condurlo meco in Basilicata. Ricusò—ed eʼ fu il suo cattivo od il mio buon genio che se ne mischiò.

Carducci mancò il suo intento.

Una sera, egli andò a dimandare ospitalità al suo vecchio amico, il prete Peluso di Sapri. Questo manigoldo lʼaccolse a braccia aperte; poi, la notte, quando Carducci dormiva, eʼ sʼintrodusse nella camera di lui, lʼuccise e gli tagliò il capo.

Peluso adagiò quindi bellamente questa testa in una cassetta di latta, la contornò di bambagia e di una pezzuola di seta bianca, e corse a Napoli per presentarla a re Ferdinando. Era la seconda—e non fu lʼultima—cui S. M., aveva la delizia di contemplare e di mostrare alla regina ed alla sua progenitura. Il prete Peluso restò nella reggia per sollazzare i piccoli principi, abbeverar di benedizioni lʼaustriaca regina e manipolare, a parte col re, negozi di danari lucrosissimi.

Il compagno di Carducci era il barone Porcari, il quale, avendo passato tutta la sua vita negli ergastoli per delitti politici, sʼannoia a Napoli oggidì. Eʼ trova che vi è troppo sole, troppa aria, troppo spazio, troppi visi, troppa folla. La libertà lo inceppa, un letto lo tedia, una figura ridente lo fa trasecolare. Egli sospira il suo sotterraneo come la talpa; ha la nostalgia della galera e della secreta.

Io lasciai questi due amici dopo la cena. Io era ammalato. Andai a sdraiarmi sur un letto di felci odoranti e di mantelli che i miei aiducchi mi avevano apparecchiato.

Quando apersi gli occhi allʼindomani,..... gli uccelli cantavano, il fiore espirava i suoi profumi voluttuosi, glʼinsetti dai vivi colori volteggiavano nellʼaria, un leggiero velo di vapore copriva di una garza arancio il mondo circostante, le foglie immobili scintillavano di una luce castamente soffice.

Mi levai di botto.

Carducci e gli Albanesi se lʼavevano spulezzata alle due del mattino.