La resa doveva aver luogo a mezzogiorno, nella pianura di Szőllős. Lʼagitazione della notte cessò. Un silenzio sinistro seguì, interrotto soltanto da qualche singhiozzo soffocato, da qualche singulto indomabile. Quelli che restavano sembravano rassegnati. Si compiacevano a credere in qualche cosa dʼignoto al quale ognuno dava la forma che più gli sorrideva. Un mistero dominava su questʼopera di tenebre. Non si voleva ancora vedere in Görgey un semplice traditore. Gli si attribuivano vendette diaboliche nascoste, colpi orrendi premeditati, accordi presi coi Russi contro gli Austriaci, articoli secreti nella convenzione, intelligenze collo Czar di Pietroburgo contro il Cesare di Vienna, degli abissi profondi, degli agguati spaventevoli. Il tradimento pare inverisimile, mostruoso, al soldato, malgrado le smentite della storia. Vada pel diplomatico, per lʼuomo politico, per il civile. Il tradimento si addice a costoro, è il loro mestiere giuocare dʼastuzia: sono volpi. Ma lʼuomo di spada! il leone, franco, aperto, brutale, sovente generoso perchè forte..., egli tessere delle ombre! egli, delle menzogne, delle infamie, delle nefandità? egli ordire degli agguati! impossibile!

Le trombe ed i tamburi risuonarono. I soldati si posero sotto le armi, in fila. Poi, in marcia. E si arrivò al piano di Szőllős. Sotto una tenda, dei generali e degli ufficiali russi attendevano già. Non una divisa austriaca. Qualche migliaio di soldati russi formavano un piccolo accampamento; essi pure sotto le armi, in linea, la loro bandiera ondeggiante al vento. I 23,000 uomini, residuo dellʼesercito ungherese, si arrestarono. Posero in fascio le loro armi e le poche loro bandiere, riuniti in massa, come per fare un riposo. Poi rientrarono nelle file. Gli ufficiali conservavano le spade. Le trombe suonarono di nuovo. I cavalieri misero piede a terra. Essi ed i soldati di linea sfilarono davanti al piccolo gruppo di Russi, che presentava le armi. Più lungi, le file si rompevano. I soldati e bassi ufficiali, che non avevano servito prima del 1848, raggiunsero provvisoriamente le loro case. Gli altri ufficiali passavano dietro le file dei Russi, e si costituivano prigionieri. Il general Rüdiger, che presiedette alla sommissione, li diresse a Sarkad; una settimana dopo, Paskewich li consegnò a Haynau per ordine dello czar.

Avevano confidato nella grandezza dʼanimo di Niccolò! Essi dimenticavano la Polonia!

Görgey fu condotto al quartier generale russo, a Nagy-Varad. Il granduca Costantino ottenne il suo perdono. LʼAustria lo internò a Klagenfurt.

Il dramma era finito.

Io raggiunsi Bem. La mia vita era unʼagonia insopportabile. Incontrai Bem a Lugos. Kossuth aveva preso, fino dalla vigilia, la via dellʼesilio, dirigendosi verso la Turchia. Bem tentò di riaccendere il fuoco, e Kmety si battè ancora una volta, il 15 agosto, vicino a Lugos; ma la disperazione aveva accasciati tutti gli animi. Vecsey diede lʼesempio della dissoluzione del piccolo esercito di Bem, sottomettendosi ai Russi, il 16 agosto.

Vecsey fu il primo a salire sul patibolo di Haynau!

Noi penetrammo in Transilvania. Quel pugno dʼuomini, che ci restava ancora, sembrava disposto a lasciarsi uccidere, piuttosto che battersi. Perchè aggiungere nuove vittime allʼecatombe già finita? Cʼimpegnammo nelle montagne, e, per sentieri quasi inaccessibili, raggiungemmo il territorio turco, avendo lʼultima gioia, non lungi di Mehadia, di accoppare gli Austriaci che guardavano il confine per arrestare i fuggitivi.

Klapka tirò da Comorn lʼultimo colpo di cannone contro il vessillo giallo-nero. Poi capitolò anchʼegli.