La Siberia pesava già sopra di me: la tristezza mi opprimeva. Nelle vicinanze di Omsk, un barcone ci prese a bordo per farci traversare il Yenisei, uno dei più larghi fiumi della Siberia. Le acque fangose si frangevano con impeto contro la barca. Ed eccoci a Omsk.
La kibitka si fermò innanzi la fortezza per dare avviso del mio arrivo al comandante, ed i gendarmi mi depositarono nel corpo di guardia, vicino al palazzo del governatore, il generale Duhamel. Unʼora non era scorsa, che avevo già ricevuto la visita del comandante della fortezza e del commissario di polizia, e chʼero chiamato alla presenza del governatore.
La sala dʼaspetto, ove mi fermai, era riccamente mobiliata e zeppa di funzionari e sollecitatori. Mi guardavano tutti con attenzione, qualcuno con tenerezza. Io mi assisi in un angolo, e presi a contemplare i ferri dei miei piedi.
La signora Duhamel era polacca; il generale suo marito si chiudeva quindi in un riserbo austero, quando trattavasi di condannati politici polacchi. Eʼ lasciava fare al Consiglio, e non ne alterava giammai le risoluzioni.
Uno dei consiglieri uscì dal gabinetto del generale per vedermi. La fisionomia, lʼetà, la costituzione, le maniere del condannato hanno un peso considerevole sulla decisione del Consiglio, la quale può essere un decreto di morte a breve scadenza. Mi alzai. Il consigliere mi squadrò dal capo ai piedi, con quellʼaria scrutatrice degli scozzoni, che esaminano un cavallo che voglion comprare. Questo esame durò parecchi minuti. Io abbassai gli occhi, reprimendomi. Infine eʼ dimandò:
—Tu sei dunque malato?
Senza essere orgoglioso, io aveva sempre avuto dei modi così circospetti, una gravità sì vera ed assoluta, che mio fratello stesso, dallʼetà di quindici anni, non mi aveva più dato dal tu. Quel tu, scoccato come uno schiaffo da uno sconosciuto, da un uomo che non era nè della mia casa nè deʼ miei amici, mi parve un vivo oltraggio. Alzai dunque la testa con arroganza, fissai sul consigliere uno sguardo vivo, e gli dissi:
—Voi vʼingannate: io sto benissimo.
Un nugolo si stese sul volto del mio uomo: la sua fronte si corrugò. Eʼ non rispose. Volse le spalle, e si ritirò.