— Ma quando ciò fosse, o rabbì, domando io: il popolo d'Israele ha egli avuto dopo Salomone, un re più grande di questo figlio dell'Arabo Antipater, di Erode?
— Allora tu non lo conosci punto, replicò Johanan. Arabo di nascita, Romano di ambizione, Greco nell'anima e nei gusti, Ebreo di necessità, Erode è stato la più grande calamità che abbia afflitto il popol di Dio. Ai grandi sacerdoti che si succedevano ereditariamente, egli sostituì i grandi sacerdoti che si pescano ove si puote, come un ufficiale delle armi o un collettore delle tasse. Ai grandi sacerdoti che stendevano il loro potere sopra Israello, egli ha sostituito dei parassiti, che limitano la loro autorità alla soglia del Tempio. Il gran sacerdote, che torreggiava sul capo del re, non è più che un ufficiale della sua corte. Egli cangiò di gran sacerdoti, uccidendoli, a seconda delle fasi della sua politica. Egli abbattè, con un intrigo del suo serraglio, Ananelus cui aveva cercato in Babilonia; uccise Aristobulus della razza dei Maccabei; inviò a cavar fuori di Egitto Simone. Cominciò ad edificare il Tempio con una mano; con tutte e due cooperò ad alzare il Tempio dei Samaritani a Gerizim, fabbricò quello d'Apollo a Rodi. Sacrificò a Jehovah, e protesse Astharot a Sidon, Moloch per i Sirii, Iside pegli Egiziani, Dagon pei Filistei, Manah pegli Ismaeliti, Artemis per i Greci, e Giove pei Romani. Servitore di Dio, campione degli Dei, il suo vero Dio fu Cesare, pel quale alzò un tempio alla sorgente del Giordano. Eravamo un popolo grave, con leggi severe, separato per avversione d'animo dagli stranieri, che ci circondavano di costumi stranieri, che ci serravano sulle nostre frontiere onde guizzare in mezzo a noi e preparare la strada ai dominatori pagani...
— Ma, rabbì, tocca a noi forse, interruppi io, giudicare un principe, che è stato servito da tutto un popolo, e che ne fu adorato per tanti anni, e che tutti i re d'Asia e d'Europa hanno applaudito?
— Se non istà a te il giudicarlo, giovine Babilonese, replicò il Battista con tuono altero, sta a me. Ora, Erode strappò la corona ai nostri principi maccabei; uccise settanta membri del sanhedrin che l'avevano accusato di omicidio innanzi ad Ircanus; mietè le famiglie principesche e sacerdotali della Giudea; coprì tutti i suoi Stati di palazzi, teatri, terme, ginnasii, circhi, di collegi, di residenze voluttuose, e di giardini. Fabbricò delle città alla greca ed alla romana, con architettura pagana, e stabilimenti pagani. Introdusse fra noi i giuochi olimpici, e le feste oscene. Alzò fortezze da per tutto, perfino alla porta del Tempio, dominando così la città: Sion divenne un quartiere di Roma. Egli fabbricò una capitale pei Samaritani, che erano stati, come empii, maledetti dai nostri padri: sacrificò ai dii pagani. Le nostre leggi ci proibiscono di avvicinarci agli stranieri; Erode sposò le loro donne. Egli aveva già la sua Araba Doride, quando sposò Mariamne la Maccabea, di cui aveva esterminata la famiglia; poi l'Egiziana Mariamne figlia del gran sacerdote Simon; poi la Samaritana Malthacè di Sebaste. Sposò la figlia di suo fratello; poi quella di sua sorella; poi Cleopatra di Gerusalemme, Fedra di Rodi, Elpis d'Antiochia[23]. E chi potè contare le sue favorite, la più svergognata delle quali fu Cleopatra, quella regina d'Egitto ancora calda degli abbracci d'Antonio, il quale l'aveva fatto re? Assiro nei suoi amori, Egiziano nello sposare le sue parenti, fu Parto, uccidendo mogli, parenti ed amici. Cospirò per la morte di Cleopatra; uccise Mariamne la Maccabea ed i due suoi figli, cui aveva fatto educare alla corte di Augusto; uccise suo cognato Aristobulus; uccise la moglie del suo gran sacerdote Ircanus; uccise suo zio Giuseppe ed il marito di sua sorella, Cortobanus; uccise suo figlio primogenito Antipater; uccise la sua ava Alessandra, la quale, per piacergli, aveva torturata la figlia Mariamne strappandole riccio per riccio tutti i suoi capelli d'oro; uccise i suoi amici ed i suoi complici, Doseteo, Gadias, Lisimaco. I suoi Stati furono arrossati dal sangue dei suoi omicidii. Ed egli aveva accumulato nell'anfiteatro di Gerico «gli uomini più eminenti della nazione giudea» per farli uccidere e frecciate, avanti la sua morte, dopo aver tentato di suicidarsi[24]; ma i suoi ordini non furono eseguiti. Ora, son gli eredi di tal mostro, mostruosi come lui, che si vuol far sedere sul trono d'Israello, e si domanda la mia cooperazione?
— Rabbì, gli diss'io, non t'ho interrotto perchè ero curioso di sapere come si apprende la storia nel deserto. Ebbene, rabbì, quella che tu hai tratteggiata può essere la storia saporitamente leccata dai becchi e dalle iene, dai cammelli e dalle asine, ma non è certamente quella di questo gran principe. Se un uomo, che si crede ispirato da Dio, potesse imparare qualche cosa, ti direi ben io cosa fu Erode, e ti abbaglierei dello splendere di questa grande figura del nostro paese. Ma un apprendista profeta non sa che farsene della verità istorica.
— Di' pure, urlò Giovanni: sono curioso alla mia volta, d'imparare come si traveste la storia davanti ai principi.
— Ebbene, continuai, sappi dunque che Erode fu l'Augusto della Giudea. Egli ci portò le arti, le scienze, la tolleranza, la fraternità dei popoli, il rispetto alle altrui credenze. Egli ci apprese a sprezzare le minaccie dei Farisei e degli Esseniani; abbattè quella potenza del sacerdote, che turbava lo Stato ad ogni istante, e demolì i privilegi del Tempio. Erode ci inoculò uno spirito virile, guerriero industrioso, attivo; ci rivelò i poeti ed i filosofi della Grecia i quali valgono meglio delle grida da energumeni dei nostri profeti, pieni di non sensi che passano per bellezze. Fortificò le nostre città, e le portò all'altezza delle città degli altri popoli pei loro pubblici stabilimenti. Innalzò il popolo a spese dei preti e dei principi; tentò fondere quell'ammasso di gente d'ogni fatta che occupa il nostro suolo, onde farne una sola nazione, un solo popolo, e le fuse nella sua famiglia sposando, per amore o per politica, delle donne di tutti i partiti, di tutte le razze. Lo splendore del tempo di Salomone era una notte in confronto di quello che Erode sparse sulla Giudea. Egli rovesciò i partiti dei Maccabei, dei Betusiani, del Tempio, della Sinagoga, del Sanhedrin, e costruì la forza una, la forza per tutti, quella del re: a Sebaste e a Seforis egli era altrettanto potente che a Gerico ed a Gerusalemme. Cesare lo trattava da fratello. Da Damasco ad Alessandria, il suo braccio era temuto, il suo consiglio ascoltato. Ebbe una corte il cui splendore offuscava quella di Tiberio; un esercito di cui si paventava l'urto. Lo si invoca ancora come un Dio. Se gli spiriti limitati, ed i bigotti, e le mummie dei nostri antichi usi, ed i zelanti, ed i più stupidi tra i Farisei non lo compresero e gli fecero la guerra, è egli colpa di quel gran principe che volle ricondurre il suo popolo alla sua epoca, e cancellare questo anacronismo dall'Asia e dall'Europa? Erode era la conciliazione; si volle che fosse il ristoratore dei vecchi riti e delle viete ridicolaggini del popolo d'Israele. Egli si vide contrariato nel suo disegno di fare della Siria una nazione cogli splendori e la civiltà greca, e s'irritò. Gli s'introdusse la cospirazione contro la sua opera nella sua stessa famiglia: e fu obbligato di frangerla.
— E dove ha condotto tanto genio, tanta eloquenza, tanta forza, tanta cortesia, tanto valore e buon gusto? interruppe Johanan: ov'è il regno fondato da codesto principe? Due frammenti ne sono stati lasciati ai suoi figli, affine di ricordarci sempre di maledirlo e di disprezzarlo: il resto è di Roma. Erode abbassò il principe, il sacerdote, il nobile: ov'è il popolo ch'egli creò? Gli mancò qualche cosa al tuo gran re, o giovane Assiro: il soffio che vien da Dio, la fede; il soffio che vien dal popolo, il sentimento di quella libertà che fece sì grandi Roma e la Grecia. Ma se questo gran re era piccolo, cosa sono i suoi figli, i quali contaminano il nostro suolo con tutte le infamie del padre senza avere alcuna delle sue virtù e delle sue grandezze? La casa di Erode è una scuola d'incesti e d'adulterii. Si può dire al popolo: Rispetta il tuo re, difendi il tuo re, quando codesto re sarebbe questo Antipas Erode, e la regina questa Erodiade, cui io ho supplicati colle lagrime agli occhi di tirarsi dal loro delitto, di lavarsi dell'impudicizia?
— Basta così, Giannuzzo, esclamò mollemente Antipas continuando a dare dei buffetti sul grugno del leopardo: tu vaneggi, e biascichi sempre l'istesse cose. Mi piacciono molto i profeti; dopo aver ascoltato tutta una mattina dei buffoni, dei nani, dei parassiti e dei commedianti, dopo essermi cibato di un pranzo prelibato, regalarmi di un'ora di profeta può divertirmi ancora, per diversione, e per prepararmi dolcemente a quel riposo pomeridiano così bene inventato dagli Spagnuoli. Ma se codesto profeta diviene monotono, e rivomita sempre e poi sempre le stesse impertinenze, con meno spirito che i buffoni, allora ciò mi fa sbadigliare. Tu lo vedi, Giannino, io sbadiglio, e ciò mi farà male alle mascelle pel pranzo. L'è una cosa imperdonabile. Masticherò male, e digerirò peggio. Ora io ti perdono di chiamarmi adultero ed impudico; ma di essermi causa d'un'indigestione! alto là, ser colui!
— Non sono io che venni, sei tu che m'hai chiamato.