— Noi vogliamo tutti, disse Menahem; ma che bisogna egli fare per potere?

— Avere delle armi, saper servirsene; aver cuore, confidenza, disciplina; non stancarsi mai; non disperare nei rovesci; non inebbriarsi nei successi; credere alla propria forza, al proprio diritto; non indietreggiare davanti nessuna cosa quando si tratta di perdere l'inimico; restar uniti; guardarsi dalle carezze dello straniero, rifiutarne perfino i beneficii, perfino la giustizia, perfino l'amore; non dar mai quartiere; divenire un'idea modellata in un uomo, e fare di questa idea una ostinazione.

— Noi lo faremo, disse Menahem.

— Allora, la vittoria è certa.

— Sono troppe cose che occorrono, brontolò Bar Abbas. Ho veduto gli Spagnuoli, i Brettoni, i Galli, i Germani voler tutto ciò, e malgrado tutto ciò soccombere. I Romani non conoscono che una cosa sola.

— Quale dunque?

— Il momento. Tutto è là. Quegli uomini lì passano la lor vita a osservare la meridiana dei popoli. Varo, che era guercio, fu tagliato a pezzi. Volete schiacciare i Romani? fatevi Romani. Dacchè sono Giudeo, io non ricevo che dei calci; quando ero nelle legioni menavo botte da orbo.

— Continuate, disse il sagan a Menahem.

— Cosa farà Gerusalemme?

— Darà il segnale.