Hannah finalmente disse:
— Ebbene, sia: avrete un profeta.
— Quando? quando? domandarono tutti unanimi.
— Nol so, rispose Hannah. Abbiamo bene nel Tempio ciò che occorre per produrre un messia: ma non possiamo abolire nè il tempo nè lo spazio. Ora la Grecia, l'Egitto, l'India, la Persia, sono lontane: Apollonio di Tiane, Jarchas, i Mitra, gli Orfei, gli Hermes, non si trovano a Gerico. Poi, bisogna apparecchiargli un teatro e degli spettatori, a codesto messia: delle donne ossesse che sputino fuori il diavolo e a tempo; dei catalettici che si risveglino a ora fissa, degli epilettici disciplinati... che so io? La scienza si compera, la fede si costruisce; ma bisogna del tempo. Nondimeno io penso che quando ritornerete pel peschah io vi presenterò un profeta bene ammannito, ben tarchiato, il quale colla sua parola solleverà il popolo, come il vento alza la polve.
— Accettato, replicarono tutti i cospiratori; a rivederci a peschah.
— Infrattanto, aggiunse il sagan, preparate il popolo, e quando verrete, dite addio alle vostre donne, ai vostri figli, ai vostri vecchi, e siate armati. Si verrà qui per morire, forse.
— Avremo delle armi, risposero tutti ad una voce, e verremo per vincere.
— Allora che Dio sia col suo popolo, sclamò Hannah, con un tuono che significava che tutto era stato detto e che l'assemblea era ormai sciolta.
I delegati uscirono poco a poco, alcuni silenziosamente, altri dicendo qualche parola al sagan. Bar Abbas restò per ultimo.
— Ora, miserabile, gridò il sagan furibondo, mi spiegherai alla fine ciò che vuol dire l'attitudine impudente che hai presa stasera.